Nuovo DPCM, cosa cambia per la scuola: ecco la parafrasi del testo a cura dell’USR Emilia Romagna

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Il ‘burocratese’ dei decreti e delle leggi è sempre stata una lingua ostica. Così, per evitare confusione e incomprensioni, soprattutto in un momento delicato come quello attuale, l’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna si è premurato di fare la “parafrasi” del Dpcm approvato ieri sera dal Governo.

Traduzione resa disponibile non solo alle scuole, ma a tutti, “quale supporto alla migliore comprensione” della parte del decreto “che riveste particolare importanza per le Istituzioni scolastiche”.

L’Usr mette quindi in chiaro che “le attività scolastiche nelle scuole dell’infanzia, primaria (elementari) e secondaria di primo grado (medie) restano come ora in presenza”. Per le superiori, invece, possono essere adottate “forme di flessibilità organizzativa ricorrendo all’autonomia e all’autonomia organizzativa”.

In altre parole, gli istituti di secondo grado possono incrementare “la didattica digitale integrata – spiega l’Usr – che comunque è complementare, ovvero addizionale e supplementare rispetto alla didattica in presenza, che rimane comunque centrale”.

Per contrastare la diffusione del contagio, inoltre, le scuole superiori possono differenziare “ulteriormente gli ingressi, che in tal caso dovranno avvenire non prima delle 9 del mattino, e uscite da scuola e valutano il ricorso a turni pomeridiani. Proporzionalità e adeguatezza delle misure adottate sono garantite mediante riunioni periodiche del Tavolo regionale operativo”, afferma l’Usr.

Tutti questi provvedimenti, ci tiene però a precisare l’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna, “possono essere assunti dalle Regioni, gli enti locali e le autorità sanitarie solo per contrastare la diffusione del contagio, solo in presenza di situazioni critiche di particolare rischio territoriale, solo previa comunicazione al Ministero dell’Istruzione dell’esistenza delle predette situazioni critiche e di rischio territoriale e solo con effetti per le scuole superiori”.

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