Nuovo contratto, oggi parte la trattativa con l’Aran. Anief: non c’è più tempo da perdere, servono risorse immediate

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“Se anche il ministro dell’Istruzione ammette senza problemi che ‘paghiamo troppo poco i nostri insegnanti’ e che sta facendo ‘battaglie titaniche con la Ragioneria per farlo capire’ è chiaro che si continua a gestire la scuola come se fosse un’azienda e non il luogo di formazione e crescita del bene più prezioso quali sono i giovani”.

Lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in attesa che, nel pomeriggio, si svolga il primo incontro dei sindacati con l’Aran per il rinnovo contrattuale fermo da tre anni e mezzo.

“La logica del ‘bilancino’ applicata al comparto Istruzione ci sta facendo arretrare sempre più, lo dicono chiaramente i dati sulle competenze studentesche degli ultimi anni – spiega Pacifico – , come si continua a mortificare gli insegnanti e il personale Ata, a cui si danno stipendi molto più bassi della media Ue senza alcuna possibilità di carriera: nel frattempo anche sul breve periodo l’inflazione avanza in modo impressionante, sopra il 6%, facendo registrare un incremento senza precedenti in tutta Europa, e si chiede ora al sindacato di dire sì ad aumenti per il contratto di lavoro nazionale della scuola attorno al 3,78%: per noi l’unica soluzione possibile è sottoscrive un contratto ‘ponte’ per il periodo 2019/2021 e poi concentrare gli sforzi, con aumenti molto più consistenti sul Ccnl del triennio successivo. Anche andando a rivedere il modello organizzativo scolastico adeguandolo ai tempi su più ambiti: dalle nuove figure professionali alle carriere interne, dalle sanzioni disciplinari fino alla didattica a distanza e al lavoro agile”.

Secondo il sindacato, quello dell’avvio delle trattative tra sindacati e parte pubblica, dopo l’emanazione dell’Atto d’indirizzo sul rinnovo del contratto è un passaggio cruciale. “Per sottoscrivere però un rinnovo contrattuale serio e che soddisfi i lavoratori della scuola servono risorse fresche. È chiaro che se le cifre che verranno messe sul tavolo sono quello finora emerse – conclude il sindacalista autonomo –, lo sciopero generale del 30 maggio rischia di diventare un’altra tappa verso la mobilitazione continua dei lavoratori contro un trattamento che non meritano”.

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