Nuovo contratto scuola, i presidi spingono sulla carriera dei docenti: “Adesso puntare sul middle management”

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La prima parte del rinnovo contrattuale è stata chiusa nei giorni scorsi con l’accordo fra sindacati e Ministero per la firma dell’ipotesi di contratto che garantisce un anticipo sulla parte economica. Adesso però, per quanto riguarda la trattativa sulla parte normativa c’è molta attesa. In particolare i dirigenti scolastici pensano alla carriera dei docenti.

In particolare, come spiega Antonello Giannelli, numero uno dell’associazione nazionale presidi, la strada deve essere quella che porta al middle management.

Trovo positiva l’attenzione che il ministro Valditara – dichiara a SkyTg24 Giannelli – sta riservando al personale della scuola che tanto si è speso durante la pandemia”.

Giannelli auspica che “vengano reperite altre risorse e che nel contratto venga finalmente introdotta, anche nel mondo della scuola, la figura delle elevate professionalità”, riferendosi chiaramente all’insieme di quelle figure che affiancano il dirigente scolastico nella gestione quotidiana della scuola.

Di fatto, queste figure, oltre allo stipendio, ricordiamo, ricevono ogni anno una cifra forfettaria, in generale da mille a 4mila euro, che gravano sul Fis.

Quello che manca è il riconoscimento ufficiale di ruoli, mansioni e riconoscimenti economici a livello centrale, come più volte lamentato dai dirigenti scolastici e dai diretti interessati: “Si tratta – spiega il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) – di un ruolo che in realtà già esiste e che deve ora essere riconosciuto formalmente con responsabilità e riconoscimento retributivo”.

I presidi sono consapevoli che per tutta una serie di mansioni questi docenti, che col tempo diventano specializzati in tali ambiti, si pensi alla gestione dei fondi del Pnrr che stanno mettendo in crisi il loro stesso utilizzo, risultano veramente fondamentali per il funzionamento delle scuole.

E i collaboratori del Ds, ovviamente, da tempo chiedono a gran voce un vero riconoscimento del loro ruolo. Come Ancodis: “Auspichiamo, dichiara il Presidente di Ancodis Rosolino Cicero, un contratto innovativo che guardi oltre che ai diritti e ai doveri dei lavoratori anche al LAVORO prevedendo una nuova articolazione della funzione docente”.

Ancodis chiede infatti un contratto che ponga attenzione alla quantità e alla qualità del lavoro espletato sia nell’azione didattica che in quella altrettanto importante dedicata al funzionamento organizzativo e didattico di una scuola, che non lasci ai margini le figure di sistema che da anni si sono formate con professionalità, con energie e risorse economiche anche proprie: i Collaboratori del DS, i Responsabili di plesso distaccato, gli Animatori digitali, le FF.SS., i Referenti per l’Inclusione, i Coordinatori didattici, i Coordinatori di dipartimenti, i referenti di sistema (PON, ERASMUS, PCTO, Privacy, Intercultura, Bullismo e cyberbullismo, INVALSI, ecc.).

Senza questi docenti di fatto “esperti” e senza queste forme di lavoro anche complementari una scuola non potrebbe funzionare né portare avanti il suo progetto educativo. Considerata la complessità della scuola moderna – conclude Cicero – occorre aprire la strada ad un moderno contratto nel quale il personale docente deve poter contare su un’opportunità di carriera strutturata su tre IMPEGNI professionali: impegno nella didattica, impegno nel funzionamento organizzativo e didattico, impegno nella formazione. In caso contrario, resteremo colpevolmente fermi al 900 con buona pace di quanti hanno creduto e continuano a credere che un cambiamento contrattuale è più che mai necessario”.

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