I nuovi CPIA, centri di istruzione per adulti, in cui domina la politica del risparmio

di redazione
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Paola E. Silano – I CTP, i vecchi centri per adulti disseminati nel territorio nazionale, erano nati per garantire un'istruzione di base a chi non aveva frequentato la scuola dell'obbligo e per assicurare la cosiddetta "educazione permanente" a chi aveva voglia di combattere l'analfabetismo di ritorno. Inoltre erano luogo di socializzazione, di ricerca, di sperimentazione, per adulti e anziani che desideravano rimettersi in gioco, rientrando nel circuito della cultura, gratuita e fine a se stessa.

Paola E. Silano – I CTP, i vecchi centri per adulti disseminati nel territorio nazionale, erano nati per garantire un'istruzione di base a chi non aveva frequentato la scuola dell'obbligo e per assicurare la cosiddetta "educazione permanente" a chi aveva voglia di combattere l'analfabetismo di ritorno. Inoltre erano luogo di socializzazione, di ricerca, di sperimentazione, per adulti e anziani che desideravano rimettersi in gioco, rientrando nel circuito della cultura, gratuita e fine a se stessa.

Nel nostro centro di Ariano Irpino (AV) abbiamo organizzato corsi di vario tipo: ambiente, folclore, dialetto, arberesche, inglese, ecc.; abbiamo fatto mille cose (libri, manifestazioni, conferenze, uscite didattiche…) e mille esperienze. Idem nel carcere.

Poi siamo arrivati al fatidico giorno 1 settembre 2015, quando sono stati istituiti i Centri Provinciali di Istruzione per adulti, organismi autonomi che hanno inglobato i precedenti Centri Territoriali Permanenti, vissuti, da noi che ci stavamo dentro, come troppo legati alle scuole "normali" è considerati, dai sapientoni nazionali, come "troppo piccoli".

Purtroppo i CPIA, se di buono hanno portato appunto l'autonomia dei corsi per adulti dalle scuole primarie e secondarie, si sono anche rivelati dei carrozzoni informi, in cui domina la politica del risparmio: sono privilegiati solo i corsi di istruzione ed è pressoché impossibile istituire corsi di tipo culturale.

Come posso dimenticare le attività realizzate quando eravamo autonomi in un piccolo ambito territoriale e tutti gli adulti interessati non vedevano l'ora di frequentare le lezioni che proponevamo di volta in volta, diverse secondo le competenze dei docenti e secondo gli interessi manifestati dai frequentanti a inizio d'anno? Non è che, nel nostro piccolo, creavamo il famoso "sistema formativo integrato" che gli intellettuali del passato (prima che si innamorassero di TREELLE) tanto agognavano?

Torniamo ai nuovi centri, dove naturalmente è d'obbligo partecipare a tutte quelle cose inutili e finemente burocratiche che caratterizzano il sofisticato ministero della pubblica istruzione, proprio come avviene per ogni scuola normale (ma per certi versi è anche peggio: si perde tanto di quel tempo appresso a scartoffie inverosimili e impresentabili, che ironia e maledizioni si possono sprecare; persino gli organi collegiali, già falliti nelle scuole comuni, ora sono previsti anche per gli adulti).

Lasciamo stare poi il discorso delle province vaste e montuose, come Avellino e Benevento, messe di forza insieme (con un unico preside), o quello delle riunioni periodiche, per tutti i docenti, convocati in sedi centrali lontane (per la gioia del prof. di Pontelandolfo BN, come del prof. di Ariano Irpino AV, costretti a raggiungere Avellino città, a 69 e a 55 Km di distanza).

In sintesi, per i saggi che hanno voluto tutto questo, se in passato si faceva un gran parlare della formazione a tutto campo degli adulti Italiani, ora noi del CPIA, di fatto esistiamo soprattutto per gli stranieri che non conoscono la nostra lingua. I connazionali doc si possono arrangiare.

Noi docenti ci scopriamo inventori di corsi per magrebini e somali, alla faccia di chi acquisisce titoli specifici per l'insegnamento agli stranieri; ci dividiamo contemporaneamente tra corsi di ex scuola media e biennio delle superiori, senza alcuna distinzione di ruolo; andiamo avanti senza libri per gli iscritti, senza carta per le fotocopie, senza fotocopiatrice, senza sede amministrativa specifica e ubicata in un luogo autonomo.

La scuola nostrana è anche questo (sempre la cosiddetta buona scuola).

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