Nuovi Alfieri del Lavoro. La bravura del docente che è dietro al genio

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I loro docenti hanno di che essere orgogliosi: 24 dei 26 alfieri del lavoro nominati dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno ottenuto la lode all’esame di Stato, elogiando la formazione ricevuta nelle scuole.

Sicuramente il merito è di questi ragazzi che per doti naturali, capitale culturale, dedizione allo studio, eccetera hanno ottenuto questo traguardo; ma il merito è anche – tantissimo – dei docenti che li hanno formati, a partire dalle primarie fino alle secondarie di secondo grado.

Questa categoria che sta dietro all’emersione di una mente eccelsa è quella che invece rimane sempre nell’ombra. I 26 ragazzi hanno una votazione media che va da 9,785 a 10. E’ interessante scoprire da loro che ruolo hanno giocato i loro insegnanti; leggere quanti prof sono stati in grado di notare quel ‘quid’ in più e stimolarlo nel modo corretto.

Una testimonianza l’ha rilasciata immediatamente proprio una dei premiati, Aurora Abbondanza, che, al Fatto Quotidiano, ha detto: “Al liceo scientifico mi son trovata bene, i professori erano preparati, e mi hanno passato il concetto che non c’è mai nulla di scontato. La scuola superiore in Italia è eccellente, riesce a dare una preparazione poliedrica“. E se è vero, come è vero, che 12 dei premiati sono donne e 14 sono uomini, si è di fronte a una (quasi) perfetta parità di genere.

Molto interessante è anche la ripartizione geografica dei nuovi geni promettenti: otto rappresentano la scuola del Nord, sette quella del Centro e dieci (cioè il numero maggiore) la scuola del Sud tanto vituperata cioè quella che dai test Invalsi rimane sempre indietro.

La conferma che pure nel Sud esistono realtà scolastiche eccellenti arriva da un altro dei premiati, Giuseppe Turturici, classe 2001, di Caltabellottta (Agrigento): “Al liceo Fermi, a Sciacca, ho trovato l’ambiente giusto per sviluppare le mie passioni, il corpo docente mi ha sempre sostenuto. Ora non ho un sogno nel cassetto ben preciso ma spero di potermi inserire nel mondo dell’impresa“.

Ed è qui che le dolenti note cominciano a farsi sentire. Per seguire il suo sogno, si è già trasferito al Nord. “Ho scelto di trasferirmi in Piemonte per due fattori: la formazione che garantisce il Politecnico e poi perché Torino offre molte più chance rispetto al mio territorio natio. Mi dispiace tantissimo, amo la mia terra, la sostengo il più possibile ma per garantirmi il futuro e garantire un contributo alla nazione mi son dovuto trasferire“.

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