Nuove regole quarantena, storia di “ordinaria gestione” a scuola tra aule informatiche carenti e norme cervellotiche

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Inviato da Gioconda Martucci pedagogista clinico e docente – Si rileva che in varie scuole, gli insegnanti ogni giorno si ritrovano a far fronte ad una serie di problematiche scolastiche di difficile risoluzione, soprattutto in questo periodo  così delicato che ha sconvolto il mondo intero e che ha avuto ripercussioni in vari settori.

Le varie disposizioni che ci vengono impartite dal Governo, spesso cozzano con quella che è la reale situazione che si vive in un’aula scolastica.

Analizziamo il problema della DDI (Didattica Digitale Integrata). Essa si divide in attività a scuola, ossia lezioni attività e laboratori da svolgere con il docente in presenza, attività a distanza sincrone, presentazioni, compiti in classe e verifiche da svolgere in tempo reale, online sulla piattaforma, durante la lezione con l’insegnante e attività a distanza asincrone, ossia compiti e attività da svolgere a casa, offline e in autonomia.

Nel caso in cui si verifichi la quarantena per il singolo alunno, lo stesso potrebbe connettersi da casa per seguire la lezione in compresenza con la sua classe. Orbene, nelle nostre aule scolastiche mancano completamente strumenti quali proiettori o lavagne LIM che possano garantire lo svolgimento della DDI. L’assenza di tali strumenti implica per l’insegnante di dover usufruire di mezzi e strumenti propri, sia esso un computer sia esso un cellulare per svolgere la video lezione. Al contempo però allo stesso docente è fatto divieto dell’utilizzo del cellullare in classe, questo per garantire un adeguato svolgimento delle lezioni. Quindi in questi casi si riscontrano  due pesi e due misure; è lecito l’utilizzo del proprio e personale dispositivo per garantire l’istruzione per chi è impossibilitato a seguire le lezioni in presenza, ma al contempo è vietato l’utilizzo dello stesso dispositivo, in virtù del principio del buon senso che è alla base del virtuoso  insegnante.

A questo aggiungiamo il problema DAD, a cui docenti e bambini sono tenuti nel caso in cui la classe va in quarantena. All’insegnante, nel caso di quarantena della propria classe, è imposto  di svolgere dalle stesse aule scolastiche ormai vuote, la suddetta attività. Attività che potrebbe essere attuata in maniera adeguata e senza dispendio di costi per il docente, là dove la scuola fosse nelle possibilità di garantire strumenti adattati partendo dal più banale, ma che si concretizza nel più difficile, quale una linea internet adeguata che possa garantire una connessione per poter svolgere l’attività didattica.

A questo problema si aggiunge la mancanza di computer. La scuola dovrebbe  garantire al corpo docenti un’adeguata dotazione di tali strumenti, ma purtroppo nella triste realtà si registra una massiccia carenza degli stessi.   E allora questa mancanza deve essere sopperita nuovamente dallo stesso insegnante che si fa carico dei propri strumenti personali e delle proprie connessioni in base ai piani tariffari dagli stessi stipulati con i gestori telefonici, per poter garantire il servizio. E allora ci chiediamo di fronte a queste problematiche lo Stato prima e la scuola poi dove sono. Veniamo bombardati solo da imposizioni dettate dall’alto, a cui è necessario adeguarsi , senza voler o poter fronteggiare le problematiche di base.

Infine, ma solo in ordine cronologico e non certo di importanza, si analizza  il Decreto Sostegni Ter, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 27 gennaio, con il quale si è previsto, tra le altre cose, la fornitura di mascherine FFP2 per gli alunni e il personale in regime di auto-sorveglianza.

Invero, dispone l’art. 19 la distribuzione gratuita di mascherine FFP2 al personale e agli alunni in auto-sorveglianza di cui all’articolo 4 del decreto-legge 7 gennaio 2022, n. 1. Anche in questo caso, abbiamo potuto constatare, in qualità di docenti,  come, in situazioni di auto sorveglianza,  che più volte è stata registrata nelle nostre aule, gli stessi insegnati hanno dovuto, unitamente agli alunni e quindi alle famiglie degli stessi, provvedere autonomamente all’acquisto dei suddetti dispositivi di protezione. Non si tratta di una questione di carattere meramente economica, ma bensì di principio in quanto se sussistono delle disposizioni, queste non devono essere solo imposte, ma anche attuate, e in questo caso l’attività che dovrebbe essere svolta da altri organi sovraordinati al corpo docente risulta essere carente.

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