Nuove prospettive per il Liceo Economico Sociale: la ricetta di Apidge

di redazione
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comunicato – Nella splendida cornice del Palazzo delle Aquile di Palermo si è tenuto il Convegno nazionale “Il Liceo Economico Sociale: crocevia culturale dell’educazione economica, giuridica e sociale” promosso dalle Rete nazionale dei Licei Economico Sociali il 12 e 13 novembre 2018.

In questa sede Apidge, l’Associazione degli insegnanti di Scienze giuridiche ed economiche, ha contribuito alla stesura e alla presentazione del “Libro Bianco per il Liceo Economico Sociale”, edito dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici del MIUR in cui si ripensa il nuovo ruolo che dovrà assumere questo indirizzo di studi che, anche formalmente, stenta oggi a ricavarsi una definitiva collocazione nel Sistema Istruzione e Formazione professionale.

In queste riflessioni si è trovato il modo di uscire dal solito dibattito tra “addetti ai lavori”, e aprire invece a nuovi orizzonti di Politica scolastica: esiste infatti un grosso movimento di idee e di persone che intende prospettare una ridefinizione complessiva dell’assetto ordinamentale di tutti i Licei, a sostegno di scelte più coraggiose in direzione della centralità non dei programmi, ma dello studente.

Apidge è con chi si pone l’obiettivo fondamentale di costruire un sapere comune, che vada assicurato a tutti, almeno nel primo biennio liceale. La rigidità dell’assetto e dell’organizzazione scolastica non dovrebbe infatti più sottrarsi alle spinte innovative dettate da “una crescita basata sulla conoscenza come fattore di ricchezza” (Lisbona 2020) e tenere in debito conto soprattutto gli effetti prodotti dall’innalzamento dell’obbligo scolastico, che pone molti problemi sia di tipo organizzativo, sia di tipo funzionale nel primo biennio di tutte le scuole.

Il primo biennio del Liceo delle Scienze Umane, nella sua opzione economico-sociale (ormai da tutti indicato come Liceo Economico Sociale), si presenta in questo contesto come un percorso didattico estremamente innovativo, adattabile in proiezione ad ogni altro percorso di studi e rappresenta una soluzione ottimale dinanzi alle forti istanze provenienti dai sistemi produttivi contemporanei.

Il LES infatti nella sua stessa essenza, rappresenta infatti il Liceo a più ampio spettro di opportunità didattiche e culturali e nella sua essenza non sembra neppure corretto proporre alcuna specificità disciplinare. E’ convinzione di questa Associazione che la revisione dei percorsi di studio debba essere funzionale al pieno esercizio del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione. Si sottolinea qui anche l’importanza strategica che nei LES riveste il dosaggio delle diverse materie di insegnamento e di conseguenza la rilevanza che va ad assumere la progettazione condivisa dell’offerta formativa.

Nel dibattito sin qui aperto siamo invece i primi a dubitare, soprattutto per quanto concerne il primo biennio, sulle teorie che mirano ad adottare nel LES un segmentazione delle conoscenze che rimanda direttamente alla destinazione sociale e professionale a cui è orientato lo studente. Una concezione molto lontana dal concetto di Istruzione sancito nell’articolo 34 della Costituzione: una scuola fatta soltanto di competenze e di abilità, rischia infatti di privilegiare conoscenze settoriali, così lontane dal concetto di scuola pubblica.. La cultura di base non può soltanto assumere i contorni di una patina di informazioni e di nozioni generiche: considerato l’altissimo livello di dispersione scolastica, occorrerà rivedere quanto prima gli stessi Ordinamenti scolastici vigenti, adottando opportune precauzioni per superare barriere e contrapposizioni tra i vari indirizzi di studio, in modo da assicurare a tutti gli studenti, o almeno a quelli del primo biennio, gli apporti conoscitivi e le potenzialità formative alla base della cultura di un territorio e dell’intero Paese.

In questo contesto il Liceo economico sociale appare oggi uno dei pochi indirizzi di studio in cui predomina il criterio dell’unitarietà dei saperi, almeno sino alla soglia della scuola dell’obbligo. I mutati rapporti tra lo studente e la scuola, tra la società e la scuola hanno portato quest’ultima a formulare nuovi obiettivi quali l’umanesimo della scienza, lo spirito di responsabilità sociale, la ricerca di equilibrio tra le componenti intellettuali, etiche, affettive e fisiche dello studente, titolare del diritto all’apprendimento. La loro realizzazione infine non deve scontrarsi con dogmi intellettuali, superare tutti i pregiudizi e le prassi burocratiche, combattere contro l’arretratezza di strutture votate all’immobilismo e all’autoreferenzialità.

“Ampio spazio alla Politica a scuola!”, queste le parole conclusive dell’intervento del Presidente Apidge Ezio Sina, accolto da applausi convinti dei presenti all’evento di Palermo.

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