Nuova Maturità, Anief: bassi i compensi, docenti rinunciano e si chiamano i laureati

di redazione
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Comunicato Anief –  Al Miur sono impegnati a cambiare diversi aspetti dagli Esami di Stato conclusivi delle superiori, ma i “gettoni” da assegnare a chi organizza, valuta e rilascia i diplomi rimangono fermi a 12 anni fa: cifre spaventosamente basse per i professionisti impegnati nell’organizzazione degli esami, nella valutazione degli studenti e nel rilascio del titolo di studio conclusivo delle nostre scuole pubbliche. 

Cambia l’esame di maturità: per sostenerlo peserà di più il credito scolastico e non saranno più imprescindibili le prove Invalsi e l’alternanza scuola-lavoro; gli ammessi dovranno affrontare nuove prove, due scritti invece di tre, l’esame orale finale sarà più articolato e assegnato tramite un sorteggio, e verranno valutati con criteri diversi. Novità sono previste anche per i criteri di nomina e per i requisiti richiesti ai commissari e presidenti: in base all’art. 16 commi 4 e 5 del Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62, saranno nominati, scrive oggi Orizzonte Scuola, dall’USR sulla base di criteri determinati a livello nazionale con decreto del Ministro.

Presso l’USR è istituito l’elenco dei presidenti di commissione, cui potranno “accedere dirigenti scolastici, nonché docenti della scuola secondaria di secondo grado, in possesso di requisiti definiti a livello nazionale
dal MIUR, che assicura specifiche azioni formative per il corretto svolgimento della funzione di presidente. La pubblicazione dell’Ordinanza Ministeriale su modalità di svolgimento dell’esame e funzionamento delle Commissioni è prevista per febbraio 2019. Il decreto dovrebbe già essere al vaglio del CSPI per il prescritto parere”. Tuttavia, “di tutto si è parlato a proposito dei nuovi Esami di Stato, ma a livello di informazione generalista non viene mai messo in rilievo il fatto che il compenso è fermo ad un decreto del 2007, ormai non adeguato al lavoro che si richiede alla Commissione durante l’espletamento dell’Esame”.

I compensi dei commissari e presidenti, quindi, sono fermi a quelli di 12 anni fa. Si tratta di cifre spaventosamente basse per i professionisti impegnati nell’organizzazione degli esami, nella valutazione degli studenti e nel rilascio del titolo di studio conclusivo delle nostre scuole pubbliche. Il compenso di presidente, commissario esterno e commissario interno è legato al profilo e non al numero degli alunni da esaminare: 1.249 euro per il presidente, 911 euro per il commissario esterno e 399 euro per quello interno. A questo si aggiunge un compenso correlato alla distanza del luogo di residenza o servizio dalla sede di esame: a seconda del tempo di percorrenza, prendendo come riferimento i mezzi di linea extraurbani più veloci, il rimborso varia da 171 a 2.270 euro (in questo caso, se il tempo per raggiungere la scuola supera i 100 minuti).

Quasi tutti i commissari interni, praticamente la metà considerando che si tratta di tre su sei totali, si fermano a 171 euro lordi, poiché in alta percentuale nominati su sedi di esami raggiungibili in non più di 30 minuti, che aggiunti ai 399 euro iniziali fa in totale 570 euro: in pratica 300 euro netti, se va bene. Infine, al commissario interno che svolge la funzione su più commissioni compete, per ogni ulteriore commissione, il compenso forfettario per la quota riferita alla funzione, di cui alla tabella 1- quadro A, attribuito al medesimo per la prima commissione e, comunque, entro il limite massimo di due compensi aggiuntivi.

Anief reputa questo trattamento sintomatico su come continua ad essere gestita la nostra scuola: si cambiano le norme, l’organizzazione, gli obiettivi e mille altre cose, incrementando in modo esponenziale compiti e carichi di lavoro, ma la spesa per il personale continua a rimanere ferma. Come se l’incremento delle attività richieste debba essere considerato una costante della professione. E come se nel frattempo l’inflazione si fosse fermata, invece di incrementarsi, come è stato, di oltre il 15 per cento.

“L’aspetto paradossale della cristallizzazione dei compensi che lo Stato dà a commissari e presidenti di maturità – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è che negli ultimi anni abbiamo assistito ad un crescendo di defezioni e rinunce a ricoprire questo delicato ruolo. Invece di affrontare la situazione e finanziare gli Esami di Stato con cifre adeguate, si continua a far finta di niente, delegando il problema a giovani laureati che all’ultimo momento sono costretti a subentrare per tamponare una situazione di vuoti considerevoli nella composizione delle commissioni d’esame”.

Già cinque anni fa, nel 2013, Anief parlava di una maturità al via senza tanti commissari e presidenti, con Venezia, Napoli e Brescia a primeggiare per defezioni e ricordando che “per giorni e giorni di lavoro intellettuale, caricandosi di responsabilità enormi, in scuole quasi sempre prive di aria condizionata, un presidente di commissione percepisce 1.200, un commissario esterno 911 euro, uno interno appena 399 euro. Più la diaria di viaggio, ma poi ci sono da togliere tasse e oneri”.

È assodato che quello del Ministero dell’Istruzione, la tendenza a fare cassa sulle spalle dei docenti, è un modo di procedere che colpisce la categoria a tutti i livelli: anche in occasione degli ultimi concorsi pubblici. Tanto è vero che nelle recentissime procedure di selezione per infanzia e primaria, in Lombardia, una delle regioni con il numero più alto di candidati maestri, si è di recente verificato uno stop, proprio per l’insufficienza dei commissari che hanno presentato domanda all’Usr. Anche in questo caso, il compenso base lordo dipendente era risibile: per il presidente 502 euro, per il componente commissario 418,48 euro, per i segretari 371,84 euro. Più un compenso integrativo lordo dipendente pari ad 1 euro per ciascun elaborato o candidato esaminato. Il tutto, senza nemmeno un’ora di esonero dal servizio di insegnamento ordinario.

“Lavorare a queste condizioni economiche non è accettabile – continua Marcello Pacifico – e siccome le esperienze non sono servite, a giugno ci ritroveremo con il solito problema della caccia al commissario. Anche perché non va dimenticato che si opera in piena estate, in condizioni di caldo asfissiante, spesso senza aria condizionata e con carichi di responsabilità enormi. Quando si parla di docenti privilegiati, è bene che si sappia in che condizioni operano e su che genere di remunerazione possono contare, da aggiungere – conclude il sindacalista autonomo – ai compensi più bassi d’Europa dopo quelli di Grecia e Paesi dell’Est”.

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