Nuova formazione iniziale e abilitazione docenti, Valditara e Bernini dovranno completare la riforma e sciogliere i nodi irrisolti

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Domani, 2 novembre 2022, è previsto il giuramento dei sottosegretari. Il che vuol dire che adesso la squadra del nuovo governo Meloni è pronta. Lato istruzione i temi da affrontare sono molti e fra questi c’è da completare la riforma del reclutamento, una delle riforme del Pnrr.

Giuseppe Valditara, nuovo Ministro dell’Istruzione e del Merito dovrà nello specifico ultimare il tassello della formazione iniziale dei docenti e dell’abilitazione. Tassello che avrebbe dovuto completarsi a luglio, quando era in previsione il DPCM per definire i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 crediti formativi universitari o accademici necessari per la formazione iniziale.

L’impianto della riforma targata Patrizio Bianchi, a quanto pare, trova il gradimento del nuovo capo di Viale Trastevere: “È una linea giusta che consente di avere subito l’abilitazione, e che semmai andrà ulteriormente potenziata”.

Tempi più lunghi. Modiche all’impianto iniziale?

La tempistica però resta incerta: come avevamo spiegato in precedenza, l’esecutivo di centrodestra potrebbe sfruttare il ritardo accumulato dal provvedimento per rinegoziare i termini previsti dal Pnnr, che al momento fissa al 2024 il target per avere 70 mila nuovi docenti formati e abilitati in cattedra.

Il ritardo è da attribuire prima di tutto dal mancato accordo fra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Università su alcuni punti di natura organizzativa. Motivo per cui adesso Valditara e la collega all’Università, Anna Maria Bernini, dovranno trovare un dialogo per arrivare ad una quadra.

Quadra che potrebbe contemplare anche delle novità rispetto a quanto previsto in precedenza. Punti irrisolti come quello dell’abilitazione per i precari, che adesso con il nuovo esecutivo potrebbero trovare invece risoluzione chiara. Perchè anche il braccio di ferro politico su questo tema aveva rallentato il provvedimento durante le ultime settimane di Governo Draghi.

Secondo l’ex senatore Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, che aveva fornito un commento poco tempo fa, si sono verificate pressioni nei mesi precedenti “affinché il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui percorsi formativi abilitanti all’insegnamento conservi le caratteristiche del vecchio Tfa: numero chiuso (mascherato) e tirocinio pure per chi insegna da una vita”.

“Ma se passa tale approccio, di fatto pesantemente vessatorio nei confronti dei docenti con esperienza e in lista d’attesa anche da nove anni, rischiamo una selezione qualitativa al contrario: cioè che i migliori optino per settori lavorativi più accoglienti rispetto alla scuola”, ha proseguito il leghista.

Le ultime ipotesi vedrebbero una sorta di mediazione, ovvero prevedere per chi ha già insegnato la possibilità di vedersi riconoscere automaticamente i Cfu per il tirocinio diretto, lasciando l’obbligo per quello indiretto. Ma non è escluso che nemmeno questa strada venga percorsa dato che il fronte del centrodestra al Governo appare compatto sul tema.

Resta inteso comunque che senza DPCM, però, non possono partire i nuovi corsi e di conseguenza il percorso ritarderà, tanto che si potrebbe decidere di spostare al 2025 il primo tagliando che prevede 70 mila nuovi insegnanti in cattedra.

Dunque le prossime settimane saranno decisive per comprendere meglio la questione.

Percorso 60 CFU abilitazione: cosa si prevede al momento

Al momento, in base a quanto previsto dalla legge 76/22, il provvedimento della presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà definire:

  • i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 CFU/CFA, di cui almeno 10 di area pedagogica, comprendente attività di tirocinio diretto e indiretto non inferiore a 20 CFU/CFA. Per ogni CFU/CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nelle classi non può essere inferiore a 12 ore. I
  • il numero di crediti universitari o accademici riservati alla formazione inclusiva delle persone con disabilità
  • la percentuale di presenza alle attività formative necessarie per l’accesso alla prova finale
  • le modalità di svolgimento della prova finale del percorso universitario e accademico, comprendente la prova scritta e orale

Un aspetto importante da sottolineare è che nell’ambito dei 60 CFU è comunque riconosciuta la validità dei 24 CFU/CFA già conseguiti quale requisito di accesso al concorso secondo il previgente ordinamento.

Il decreto stabilirà i criteri per il riconoscimento degli eventuali altri crediti maturati nel corso degli studi universitari o accademici, purché strettamente coerenti con gli obiettivi formativi.

Il costo di partecipazione al corso è interamente attribuito ai corsisti ma vi sarà un prezzo “calmierato” ossia la proposta di un tetto massimo che le Università potranno proporre.

TESTO RIFORMA RECLUTAMENTO

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