Nuova formazione iniziale docenti, i tempi si potrebbero allungare. E il percorso per i precari ancora è in bilico. Le ultime novità

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Era atteso entro il 31 luglio 2022 e invece forse si arriverà a fine anno per vedere il DPCM previsto dalla riforma Bianchi su formazione e reclutamento. Un DPCM che dovrà entrare nel merito dell’offerta formativa dedicata ai nuovi insegnanti. Ma che potrebbe anche riservare sorprese dell’ultimo momento.

Prima di tutto la tempistica: secondo quanto riporta Italia Oggi, il prossimo esecutivo di centrodestra potrebbe sfruttare il ritardo accumulato dal provvedimento per rinegoziare i termini previsti dal Pnnr, che al momento fissa al 2024 il target per avere 70 mila nuovi docenti formati e abilitati in cattedra.

Tempistica che rischia proprio di saltare a causa del mancato accordo fra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Università su alcuni punti di natura organizzativa. Ma non solo: come abbiamo riportato in precedenza, il ritardo accumulato fino ad oggi è dovuto anche alle pressioni di natura politica.

Braccio di ferro politico

Lega e Fratelli d’Italia, a proposito del percorso dedicato alla formazione dei precari storici, negli scorsi mesi hanno più volte proposto di semplificare il percorso, riconoscendo il servizio già svolto dagli insegnanti e farli accedere direttamente al percorso che porta al reclutamento.

Secondo il senatore Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega e vicepresidente uscente della commissione Cultura a Palazzo Madama, che aveva fornito un commento poco tempo fa, “vi sono pressioni affinché il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sui percorsi formativi abilitanti all’insegnamento conservi le caratteristiche del vecchio Tfa: numero chiuso (mascherato) e tirocinio pure per chi insegna da una vita. Ma se passa tale approccio, di fatto pesantemente vessatorio nei confronti dei docenti con esperienza e in lista d’attesa anche da nove anni, rischiamo una selezione qualitativa al contrario: cioè che i migliori optino per settori lavorativi più accoglienti rispetto alla scuola”.

Fra le ultime ipotesi ci sarebbe la mediazione, ovvero prevedere per chi ha già insegnato la possibilità di vedersi riconoscere automaticamente i Cfu per il tirocinio diretto, lasciando l’obbligo per quello indiretto.

I nuovi 70 mila insegnanti non prima del 2025?

Senza DPCM, però, non possono partire i nuovi corsi e di conseguenza il percorso ritarderà, tanto che potrebbe decidere, il prossimo esecutivo, di spostare al 2025 il primo tagliando che prevede 70 mila nuovi insegnanti in cattedra.

Al momento, in base a quanto previsto dalla legge 76/22, il provvedimento della presidenza del Consiglio dei Ministri dovrà definire:

  • i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa corrispondente a 60 CFU/CFA, di cui almeno 10 di area pedagogica, comprendente attività di tirocinio diretto e indiretto non inferiore a 20 CFU/CFA. Per ogni CFU/CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nelle classi non può essere inferiore a 12 ore. I
  • il numero di crediti universitari o accademici riservati alla formazione inclusiva delle persone con disabilità
  • la percentuale di presenza alle attività formative necessarie per l’accesso alla prova finale
  • le modalità di svolgimento della prova finale del percorso universitario e accademico, comprendente la prova scritta e orale

Un aspetto importante da sottolineare è che nell’ambito dei 60 CFU è comunque riconosciuta la validità dei 24 CFU/CFA già conseguiti quale requisito di accesso al concorso secondo il previgente ordinamento.

Il decreto stabilirà i criteri per il riconoscimento degli eventuali altri crediti maturati nel corso degli studi universitari o accademici, purché strettamente coerenti con gli obiettivi formativi.

Il costo di partecipazione al corso è interamente attribuito ai corsisti ma vi sarà un prezzo “calmierato” ossia la proposta di un tetto massimo che le Università potranno proporre.

TESTO RIFORMA RECLUTAMENTO

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