Numero chiuso per l’accesso all’Università: una inutile violenza

di Lalla
ipsef

ANDU – In questi giorni si sta ripetendo la lotteria dei test per i corsi di laurea a numero chiuso. Il futuro di migliaia di giovani dipende da prove inaffidabili, le cui regole cambiano continuamente. Le organizzazioni degli studenti, assieme a quelle dei docenti, chiedono da tempo l’abolizione del numero chiuso, la cui costitizionalita’ e’ altamente dubbia e che certamente e’ uno strumento di inutile violenza contro migliaia di ragazzi e le loro famiglie.

ANDU – In questi giorni si sta ripetendo la lotteria dei test per i corsi di laurea a numero chiuso. Il futuro di migliaia di giovani dipende da prove inaffidabili, le cui regole cambiano continuamente. Le organizzazioni degli studenti, assieme a quelle dei docenti, chiedono da tempo l’abolizione del numero chiuso, la cui costitizionalita’ e’ altamente dubbia e che certamente e’ uno strumento di inutile violenza contro migliaia di ragazzi e le loro famiglie.

Quello che le Organizzazioni di tutte le componenti dell’Universita’ chiedono e’ "l eliminazione di uno strumento iniquo di limitazione all accesso all Universita’ e che limita la liberta’ di scelta dello studente nel potere seguire le proprie aspirazioni.

Invece anche l’attuale Ministroi si ostina a non accogliere questa richiesta sensata e sta cercando tempi e modi ‘nuovi’ per correggere ancora una volta un meccanismo introdotto anni fa senza validi motivi.

L’attuale Ministro ritiene che il numero chiuso in Italia e’ necessario, per due motivi. L accesso ad alcune professioni va contingentato rispetto ai bisogni del paese: spesso formiamo persone che poi vanno a esercitare all estero.

E il numero chiuso e’ legato alla disponibilita’ di attrezzature: non si puo’ aumentare indiscriminatamente il numero degli studenti, ogni ragazzo ha diritto a un insegnamento di qualita’.

Le ragioni del Ministro sbocchi professionali e qualita’ dell insegnamento -, se applicati coerentemente , dovrebbero portare, come in parte sta gia’ accadendo, all estensione del numero chiuso a TUTTI i
corsi di studio, per assicurare a TUTTI gli studenti sbocchi e qualita’ degli insegnamenti.

A parte la pretesa di prevedere-programmare gli sbocchi professionali in Italia (e perche’ comunque sarebbe grave esercitare all estero ?) e a parte la violenza sui giovani da contingentare e intruppare d ufficio da parte di un Ministero che ha sempre esclusivamente ascoltato e rispettato gli interessi della Confindutria e dell accademia che conta (con in testa la CRUI), che senso ha limitare il numero dei laureati quando e’ noto a tutti che il numero di quelli italiani (oggi il 20% dei giovani nella fascia di eta’ 30-34 anni) andrebbe invece RADDOPPIATO, se si volesse raggiungere l obiettivo europeo (40%), o andrebbe comunque fortemente aumentato se si volesse raggiungere l attuale media europea (32,5%)?

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