Novara: “Tornare alle classi speciali è come tornare alla pena di morte. La diversità a scuola è ricchezza”

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Il dibattito sull’inclusione scolastica in Italia si è intensificato, segnato dalle dichiarazioni dello storico Ernesto Galli della Loggia. Le sue parole, che descrivono un panorama scolastico complesso, hanno suscitato reazioni forti e diversificate.

Il pedagogista Daniele Novara interviene sul Corriere della Sera, evidenziando i meriti della Legge 517/1977. La normativa, che promuove l’integrazione degli alunni con disabilità nelle classi regolari, è stata un modello seguito da molti paesi europei. Novara sostiene che l’isolamento degli studenti disabili non migliora la loro condizione e che l’integrazione è un’azione di civiltà oltre che un approccio scientifico-pedagogico.

Nonostante i principi lodabili, Novara riconosce che l’applicazione della Legge 517/1977 è stata inefficace, suggerendo un dibattito su come migliorarla senza ritornare a un sistema di segregazione. L’enfasi è sulla necessità di una formazione pedagogica più efficace per gli insegnanti, sia curricolari che di sostegno, e sulla riconsiderazione del ruolo della pedagogia nelle scuole italiane.

Secondo Novara, la crisi attuale deriva dalla mancanza di una solida formazione pedagogica nelle scuole italiane, un’assenza unica in Europa. L’esplosione di diagnosi di disabilità e BES potrebbe essere correlata a questa carenza. Novara suggerisce che piuttosto che respingere la Legge per la sua cattiva gestione, è necessario affrontare e risolvere le problematiche pedagogiche sottostanti.

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