Novara: “La scuola è il primo laboratorio di democrazia dove bambini e bambine imparano a gestire le divergenze”

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Daniele Novara propone una riflessione profonda sul ruolo della scuola nella costruzione della cittadinanza, partendo dall’età di 3 anni.

In un intervento pubblicato su Avvenire, il pedagogista sottolinea come l’istituzione scolastica debba essere vista non solo come un ambiente di apprendimento ma come il fondamento per l’attaccamento sociale e il rispetto reciproco.

La scuola si presenta come il primo laboratorio di democrazia dove bambini e bambine imparano a gestire le divergenze attraverso il dialogo e la mediazione, una competenza chiave per una società democratica. Novara sottolinea l’importanza di superare la percezione degli alunni stranieri o di seconda generazione come un peso, ribadendo che le difficoltà riscontrate riflettono le sfide del sistema educativo più che le incapacità individuali dei bambini.

Tra gli ostacoli da affrontare, Novara identifica la bassa frequenza alla scuola dell’infanzia tra i bambini di seconda generazione, spesso dovuta a questioni economiche o a tradizioni familiari. Propone l’obbligatorietà della frequenza, seguendo l’esempio di Francia e Svizzera, come soluzione per garantire un accesso equo all’istruzione fin dalla tenera età.

Un ulteriore problema riguarda le cosiddette “scuole ghetto”, dove la concentrazione elevata di alunni di origine straniera impedisce un vero e proprio immersione linguistica, essenziale per l’acquisizione della lingua italiana e l’integrazione. Novara suggerisce che mantenere il bilinguismo tra casa e scuola, senza forzature, è la strategia migliore per promuovere l’apprendimento linguistico e l’avvicinamento alla cittadinanza.

Il pedagogista evidenzia anche la necessità di un cambio di paradigma valutativo, spostandosi da un modello che punta sui deficit a uno incentrato sui progressi e miglioramenti. Tale approccio sarebbe particolarmente benefico per gli studenti di seconda generazione, spesso penalizzati da un sistema che non considera adeguatamente il loro punto di partenza.

La visione di Novara si chiude con un appello a investire in una scuola che sia realmente inclusiva e capace di valorizzare le potenzialità di tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro origini. Sottolinea come il mancato investimento in questa direzione non solo sia un errore grave ma anche una causa di frustrazione ed esclusione dannosa per gli individui e per la società nel suo complesso.

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