Noto scollamento tra chi è dentro la scuola e chi invece la vede solo dal di fuori. Lettera

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Gentile Redazione, ci sono momenti in cui anche chi come me difficilmente alza i toni inizia a non sopportare più.

Gentile Redazione, ci sono momenti in cui anche chi come me difficilmente alza i toni inizia a non sopportare più. A non sopportare più il pesante attacco da parte della stampa ai bocciati del concorso, a non sopportare più un'ironia che va a ferire profondamente chi nel suo lavoro ci crede, tanto, a non sopportare più che per i colleghi giornalisti (mi permetto colleghi visto che oltre ad essere una “bocciata” del concorso 2016 sono anche una giornalista iscritta all'Ordine della Lombardia) un errore sia un refuso mentre per i professori sia sinonimo di ignoranza, a non sopportare più che chi scrive di scuola e parla di noi docenti è ancora ancorato all'idea dell'insegnante che deve sapere tutto e che non abbia ancora capito che “il buon insegnante è colui che ha meno risposte e molte buone domande, che indica le strategie piuttosto che le soluzioni”. Ma voi giornalisti cosa fate quando dovete parlare di un conflitto in Aceh? Andate a memoria perché il vostro insegnante aveva nella sua testa questa lontana località o, carta geografica alla mano, individuate l'area perché qualcuno vi ha insegnato a leggerla quella carta?

Dai commenti che si leggono sui giornali o dalle dichiarazioni che passano attraverso i servizi dei vari Tg ho la sensazione che ci sia un vero scollamento fra chi sta fuori e guarda la scuola da lontano immaginandola come ai tempi di “Carlo Codega” e chi sta dentro la scuola, tutti i giorni, e con un instancabile lavoro la sta trasformando in un luogo dove si costruiscono le conoscenze, dove l'insegnante affianca all'attenzione per i contenuti l'attenzione per i processi, alla trasmissione delle conoscenze la costruzione delle stesse, alla sua centralità quella dell'alunno.

Se gli insegnanti che la scuola vuole sono quelli che conoscono la capitale della Repubblica del Burkina Faso, “chapeau” a chi ha bocciato me e altre migliaia di colleghi e “chapeau” a chi dice e scrive che è una vergogna riammetterci nelle classi a settembre …. ma se la scuola è quella che la maggior parte di noi sta costruendo aggiornandosi e mettendosi quotidanamente in gioco, allora “chapeau” alla nostra voglia di essere nuovamente fra i bambini e i ragazzi. La campanella suona anche per noi, i bocciati del Concorso 2016.

Laura Cruciani 

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