“Non tutto il teaching to the test viene per nuocere!”

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Dal decennale delle prove Invalsi estrapoliamo la parte relativa al giudizio sul "teaching to the test".

Dal decennale delle prove Invalsi estrapoliamo la parte relativa al giudizio sul "teaching to the test".
Insegnare a rispondere ai test, è uno dei pericoli che a livello internazionale è stato evidenziato da vari studiosi relativamente alla somministrazione delle prove nazionali ed internazionali per la misurazione delle competenze conseguite.

Si tratta di una delle resistenza messe in evidenza durante la presentazione del "Decennale delle prove Invalsi" avvenuta giorno 4 e 45 dicembre presso l'Auditorium Antonianum in Roma.

Riportiamo la parte della relazione che fa riferimento al "teaching to the test".

Si tratta di un comportamento sul quale esistono pareri e opinioni discordanti e molto dipende dalle forme concrete attraverso cui viene messo in atto. I più critici sostengono che qualsiasi forma di addestramento allo svolgimento di Prove standardizzate distoglie docenti e studenti da altre attività didattiche ugualmente o maggiormente importanti e forma le menti verso l’automatismo dei quesiti a risposta multipla, anziché favorire la creatività e il problem solving.

Occorre specificare che nel contesto italiano il teaching to the test sembrerebbe avvenire in forme molteplici e difficilmente paragonabili. Risultano casi in cui gli insegnanti svolgono veri e propri “Laboratori“ sui test INVALSI, utilizzando appositi manuali o le passate edizioni delle Prove reperibili in rete. Aldilà della dubbia efficacia di questo tipo di didattica, anche rispetto alle possibilità di migliorare i livelli di apprendimento, vale la pena di ricordare che le prove standardizzate con quesiti a risposta multipla sono assai poco diffuse nel sistema scolastico italiano, soprattutto in rapporto ad altri Paesi, e che quindi rappresentano una modalità insolita di verifica di fronte a cui lo studente si trova nel giorno delle rilevazioni. Inoltre, le Prove sono concepite per misurare alcuni aspetti delle competenze degli studenti.

Viene testata, cioè, non tanto e non solo la conoscenza teorica di alcuni concetti, ma la capacità di utilizzarli nell’esempio concreto, di scegliere quei concetti non altri e di applicarli correttamente. Laddove si ritenga che le Prove siano effettivamente in grado di misurare alcune competenze indispensabili da conseguire entro la fine della scuola dell’obbligo, allora orientare la didattica per l’italiano e la matematica maggiormente verso le competenze e meno verso la conoscenza astratta potrebbe rappresentare un valore aggiunto, per la maggiore capacità di questo tipo di didattica di garantire solidi e precoci apprendimenti di base. In questo caso sarebbe possibile affermare che “non tutto il teaching to the test viene per nuocere!”.

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