Non stabilizzare i docenti è una tortura che lo Stato infligge ai propri figli. Lettera

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inviata da Elisabetta Pedone – Sono una docente precaria, sono siciliana e insegno al nord, Mi sono iscritta al concorso ordinario, ma ho più anni di insegnamento perché ho avuto l’occasione di insegnare anche in una scuola paritaria in Sicilia. Naturalmente dovevano tagliare fuori i docenti col servizio misto ed io, come tanti, non ho potuto fare il concorso straordinario, stanca di fare ricorsi legali.

La commissione europea bussa alla nostra porta perché non vengono stabilizzati i precari dopo tre anni e noi sempre indietro.

Noi docenti siamo sempre tenuti in un limbo di imprecisa definizione, altri statali stabilizzati e noi no. Perché? Poteva continuare la nuova amministrazione ad assumere con il fit che era stato programmato ad hoc per chi conseguisse man mano i tre anni di servizio, ed invece “stato contro statali”. In quale maniera si può avere fiducia nei confronti dello stato se il primo nemico degli insegnanti statali è proprio lo stato?

Ogni ministro che arriva, ristabilisce nuove regole, ma vi sono famiglie, bambini, mariti o mogli che si ritrovano a vivere di riflesso questi nuovi nomadismi, instabilità, coppie e bambini con nuove sofferenze da risolvere.

Come si fa a volere un popolo afflitto e abbattuto? La prima medicina dovrebbe essere il benesse psicofisico del proprio popolo. Prima che i concorsi bisognerebbe osservare il malcontento e le esigenze reali dei docenti, (come di tutti i lavoratori), la loro reale preparazione dopo esperienze pluriennali in diversi tipi di scuole, e da lì determinare la vera medicina. La medicina per l’attuale classe dei docenti è l’assunzione, che passi dai concorsi, ma non è stato possibile attuarli, o da assunzione diretta da graduatoria, solo il ruolo può dare una parziale serenità. Parziale perché tuttavia non sono stati rispettati i criteri europei di retribuzione.

A questo punto noi docenti, e parlo a nome di tutti i miei colleghi, perché ci sono docenti molto più sotto stress di me, cosa dovremmo fare? dovremmo manifestare.. ma lo stato non ascolta i manifestanti… Rinunciare al lavoro? Anche lì sotto ricatto, perché vi è crisi ovunque Forse alcuni di noi potrebbero emigrare e insegnare all’estero, altra possibilità.

Perché, gentili signori, siamo arrivati ad un punto di non ritorno, stiamo perdendo il senso di appartenenza alla nostra nazione, stiamo perdendo la stima e il rispetto per lo stato, qualsiasi bandiera sventoli.

Siamo depositari degli insegnamenti di diritto e storia, letteratura e lingue straniere, fisica e meccanica, ci appassioniamo alle nostre classi e curiamo i futuri cittadini, e volete prendere in giro proprio noi? Lo stato è come un corpo, un organismo..e uno stato non può volersi tagliare le mani, o il cuore o i polmoni… I primi a soffrire saranno i vostri figli: facce diverse ogni anno, insegnanti precari, riadattamento.

E i nostri figli sono la nostra stessa anima. Private i vostri figli di un futuro migliore, li educate all’instabilità, perche’?

Riconosciamolo, siamo da anni uno stato che fa harakiri.

Concorsi scuola, nulla di fatto entro il 2020. Sono ancora un modello per assumere gli insegnanti?

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