Non portavano il figlio a scuola per paura del contagio da covid: i genitori a processo

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Inosservanza dell’obbligo di istruzione. Si tratta dell’accusa a carico di due genitori che nel periodo gennaio-marzo 2021 non hanno portato il figlio a scuola per paura del contagio da covid.

Così, come riporta La Stampa, la procura ha disposto la «citazione diretta» della coppia davanti al giudice di pace. I genitori rischiano solamente un’ammenda di 30 euro ma intendono comunque difendersi con vigore.

Si tratta di un reato abbastanza infamante per persone incensurate – dice il legale degli imputati – Spiegheremo al magistrato le ragioni della scelta di papà e mamma”. La prossima udienza è fissata il 14 febbraio.

La vicenda si riferisce al periodo in cui, l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel novembre 2020 aveva suddiviso il territorio nazionale in tre aree: zona gialla, arancione e rossa con differenti restrizioni a seconda della gravità di incidenza del contagio sulla popolazione.

Nel Dpcm con il quale si dava attuazione al provvedimento, vi era l’indicazione che le scuole materne ed elementari dovessero restare aperte anche in zona rossa, ma i governatori delle Regioni avevano la possibilità di disporre misure più rigide. Tanto che in Campania e Puglia le elementari rimasero quasi sempre chiuse. Il Piemonte scelse invece di non aggravare ulteriormente le ordinanze per la mitigazione e il contenimento dell’epidemia, e i bambini dai 3 agli 11 anni poterono quindi frequentare le classi fino a marzo 2021 quando il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi impose invece la sospensione dell’attività didattica in presenza.

Un particolare su cui i genitori hanno posto attenzione è che il bambino soffre di epilessia. É soggetto a delle gravi crisi capaci di far salire rapidamente la febbre anche fino ad una temperatura di 39 gradi., quindi è un soggetto fragile.

Per tale ragione, i due genitori hanno deciso di non rischaoire e tenere il figlio in casa, anche quando la Dad non era prevista.

La scuola frequentata dal bambino, accortasi delle numerose assenze, decide di segnalare il caso ai servizi sociali, che ritengono corretta la scelta dei genitori.

La procura invece, invece decide di non archiviare, e la vicenda è finita davanti al giudice di pace.

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