Non neghiamo il declino della scuola italiana, siamo seri. Lettera

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Siamo un Paese serio? Diamo prova di maturità di giudizio Se seicento docenti universitari hanno sottoscritto un documento che attesta che gli studenti non sanno scrivere correttamente in italiano e, quindi, compiono errori ortografici e sintattici da terza elementare come fanno ad affermare ottantacinque linguisti l’esatto contrario?

Certo che la querelle ha fatto scatenare un vespaio di polemiche e tutti ormai sono concordi nel sostenere che bisogna mettere mano ad una rivisitazione delle indicazioni nazionali della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado.

Il declino delle competenze di base nella scuola c’è, è lapalissiano, è scontato, è certificato e lo possono testimoniare tutti i docenti. Non è vero che non esiste un declino della lingua italiana e non è altrettanto vero che gli iscritti nelle Università italiane sono in aumento – come affermano i linguisti. Anzi, secondo i dati diffusi qualche giorno fa dall’Istat il numero degli iscritti negli Atenei del Mezzogiorno sono ulteriormente calati e si parla di 45.000 studenti in meno.

È assolutamente necessario prendere contezza che quanto vanno affermando i linguisti non corrisponde al vero: bisogna cambiare il sistema scolastico italiano andando a rivedere le Indicazioni Nazionali per la scuola primaria, dove si dovrà insistere molto di più sulle competenze linguistiche di base di lettura e di scrittura, attraverso un potenziamento delle letture, dei dettati ortografici, dei riassunti, insomma dell’ABC della grammatica italiana. Questo potenziamento iniziato alla scuola primaria deve continuare nei tre anni della scuola secondaria di I grado facendo svolgere agli alunni centinaia di esercizi grammaticali con correzioni guidate.

Insistendo per otto anni sulle competenze linguistiche di base qualche risultato alle scuole superiori e all’università si dovrebbe avere. Il lavoro quotidiano dei docenti di tutte le discipline deve essere supportato dal lavoro domestico, dove i genitori devono seguire i propri figli nel lavoro casalingo, altrimenti resta tutto lettera morta.

Non avrei mai immaginato che i linguisti italiani, i quali sono considerati i fautori del sapere depositario del nostro italiano, remassero contro i seicento docenti firmatari del documento che accusa degli studenti di non saper scrivere. Sembra quasi un paradosso che due fasce di docenti universitari, invece di concordare su un argomento così lapalissiano si facciano la guerra sconfessando tutto. Comunque di questo non dobbiamo meravigliarci perché solo in Italia può accedere di tutto e il contrario di tutto. Anche se i parametri OCSE PISA e IEA affermano che i bambini delle scuole primarie sono i migliori al mondo – come dicono i linguisti – una cosa è certa: molti universitari quando scrivono commettono errori da far accapponare la pelle.

Pensiamo ad essere più seri quando facciamo certe affermazioni e diamo prova di maturità all’Europa. Intervenga l’Accademia della Crusca e ponga fine a questo ping pong avvilente e vergognoso!

Mario Bocola

Linguisti, nessun declino della lingua italiana. Anzi, “progresso”

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