“Non sei neanche abilitata”, come se la colpa fosse mia. Ma i miei alunni sono soddisfatti delle mie lezioni

di redazione
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Questo lo “sfogo” di una docente, una dei 700.000 docenti iscritti nelle graduatorie di istituto per il triennio 2017/20, che lavora con contratti a volte brevi, ma anche su supplenze che arrivano al 30 giugno o 31 agosto.

Perché, a dispetto di tutto, la supplentite esiste ancora, e coinvolge almeno 80.000 docenti. Tra questi un alto numero di docenti che, in possesso solo della laurea, entrano nelle nostre scuole e svolgono esattamente le stesse funzioni dei docenti con contratto a tempo indeterminato. Salvo godere di meno diritti (vedi possibilità di assenza o malattia, o ferie non pagate).

Sì, perché in Italia non esiste un percorso di abilitazione ormai dal 2014. Annunciati – previsti dal Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 – per il 2018 tre concorsi, al momento è pronto solo il bando per il primo, riservato ai docenti non abilitati.

“Non importa che i miei alunni siano soddisfatti del mio corso – scrive la docente – e abbiano acquisito le capacità previste dal programma, o che io tenga corsi di software fondamentali per l’insegnamento della mia materia a colleghi di ruolo impreparati, e poi non mi posso lamentare di avere 10 ore a disposizione mentre gli altri insegnanti di materia non ne hanno nemmeno una. In fondo non sono abilitata, aspetto un TFA/FIT da tre anni […]

“Ma se iniziamo a fare le pulci ai colleghi – prosegue la docente – perdiamo di vista un punto fondamentale, facciamo tutti del nostro meglio per sopravvivere in un sistema difettoso e spesso frustrante. C’è chi non è abilitato, chi è stato riassegnato a materie nuove perché le proprie non esistono più e fa del suo meglio, chi ha aspettato 15 anni per poter insegnare, chi è stato spostato di provincia, chi si vede negare il riconoscimento di un titolo di studio più che valido a causa delle nuove tabelle chi aspetta in terza fascia investendo tempo ed energia senza alcuna garanzia”

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