Non esistono precari con più diritti di altri

Di Lalla
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Prof. Emanuele Bruschi – Ogni fine d’agosto è sempre vissuta con trepidazione dai precari della scuola che aspettano con ansia e un pò di tensione il realizzarsi del proprio destino professionale. Ma quest’anno la fine dell’estate risulta più calda che mai e accanto alle legittime preoccupazioni circa gli effetti dei rovinosi tagli, con una conseguente riduzione del personale senza precedenti, sembra affacciarsi l’ombra minacciosa della polemica intestina, inutile e controproducente.

Prof. Emanuele Bruschi – Ogni fine d’agosto è sempre vissuta con trepidazione dai precari della scuola che aspettano con ansia e un pò di tensione il realizzarsi del proprio destino professionale. Ma quest’anno la fine dell’estate risulta più calda che mai e accanto alle legittime preoccupazioni circa gli effetti dei rovinosi tagli, con una conseguente riduzione del personale senza precedenti, sembra affacciarsi l’ombra minacciosa della polemica intestina, inutile e controproducente.

I posti per le assunzioni in palio ci sono quindi cominci pure il tutti contro tutti per accaparrarseli e ognuno è pronto, con scudo ed elmetto, a difendere le ragioni della propria categoria di precario, non in virtù dei bisogni sociali e personali, come sarebbe comprensibile, ma sulla base di pretesi principi di eguaglianza, giustizia, correttezza, con disquisizioni che avrebbero come unico sbocco la dimostrazione incontrovertibile della propria precedenza nell’assurgere finalmente al tanto agognato incarico di docente, o altro, a tempo indeterminato.

E proprio così si prepara il terreno fertile per l’affossamento definitivo della scuola e di tutti i suoi dipendenti, perchè il Ministro può bearsi del fatto che, quindi, i problemi provengono dalle incomprensioni interne alla  categoria e non dalla politica del Governo, mentre i sindacati, ridotti per lo più al ruolo rozzo e direi indegno di tifosi di una squadra contra un’altra, perdono influenza e i poveri precari rimangono divisi tra chi riesce a svignarla anche quest’anno con la supplenza annuale, chi rimane in mutande e chi, più fortunato, può continuare a svolgere questa professione con la tranquillità del ruolo; degli alunni e delle loro famiglie invece non se ne fa neanche cenno perchè di tutto ciò, loro malgrado, non vengono neanche informati, come se la scuola non esistesse in funzione e per gli alunni, le cui rappresentanze dovrebbero essere partecipi delle discussioni legate ai vari problemi, quindi anche del precariato.

In linea con questo comportamento vi è il fatto che anche coloro che sembrano farsi carico del problema del precariato in toto, senza partigianeria, sentendosi insomma al di sopra di tutto e di tutti e che magari invocano una piattaforma di più ampie prospettive, come ieri sulle pagine di Orizzonte Scuola ha scritto Franco Buccino, chiudono gli occhi sempre su una parte della realtà, volendola ignorare. Non capisco perchè infatti chi è nella graduatoria di merito del 2000 debba, secondo Buccino, rinunciare al ruolo, ad esempio. Come non capisco perchè non vengono menzionati, sempre in quell’articolo, i docenti precari non abilitati anch’essi ormai spesso in servizio per più anni di seguito e che non hanno la possibilità di abilitarsi da 4 anni. Le graduatorie ad esaurimento risultano arbitrariamente chiuse anche a chi si è abilitato negli ultimi anni con corsi attivati da questo stesso Ministero e magari ha un considerevole servizio alle spalle. Perchè allora si continua a chiedere l’immissione in ruolo, spesso, solo di chi è attualmente in Graduatoria Ad Esaurimento? Il problema è complesso ma ci vorrebbe una maggiore onestà e sensibilità da tutte le parti, così da chiedere il rispetto dei propri diritti senza andare a sindacare i diritti degli altri. Solo un ragionamento del genere potrebbe generare una coesione di tutti i lavoratori della scuola da cui scaturirebbe un ripensamento generale dell’attuale sistema per renderlo più equo e, direi, più snello.

E’ ovvio la necessità del lavoro impelle e l’anno scolastico che sta per ricominciare ci rende tutti più nervosi a causa di ciò ma, per essere onesti, il vero problema sociale che può sfociare nel dramma di migliaia di lavoratori e rispettive famiglie non sono le immissioni in ruolo ma, eventualmente, le mancate supplenze annuali, insomma i posti che materialmente mancheranno. A farne le spese, per lo più, saranno coloro che sono inseriti in fondo alle GAE o ne saranno esclusi, chi è escluso dal salvaprecari, chi, pur non avendo l’abilitazione, ha lavorato negli ultimi anni e rischia di non poter continuare a farlo.

Insomma non esistono, a mio giudizio, categorie di precari con più diritti di altri, esiste soltanto gente che cerca di vivere del proprio lavoro e forse la parte che va maggiormente sostenuta è proprio quella di chi il prossimo anno scolastico non avrà più di che vivere.

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