Didattica a distanza: il diritto di sapere “se gli alunni hanno fatto bene”. Cosa e come deve valutare il docente?

di Antonio Fundaro

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Parallelamente alla ricerca di piattaforme (che ha innescato la sindrome da inadeguatezza funzionale) ove il docente dovrebbe o potrebbe trovare quello spazio virtuale dove ricostruire la sua classe, avrebbe dovuto (ma nessuno ha posto la dovuta e necessaria attenzione), essere affrontato il nodo focale dell’insegnamento e della formazione. E non l’ho è stata sufficientemente e talvolta efficacemente verificata, questa necessità.

Si è preferito glissare, rimanere silenziosi, talvolta, evitando di rispondere alle innumerevoli domande che provenivano dagli alunni, dai genitori e da responsabili docenti e dirigenti scolastici, piuttosto che confrontarsi. Come affrontare, dunque, al di là e al di qua, della linea marginale che separa l’insegnamento da qualsivoglia azione informativa, la valutazione nella didattica a distanza?

E se volessimo, magari con più drammatico riferimento alla condizione con la quale si confrontano, giornalmente, discenti e genitori, con questa abnorme e smisurata, quasi maniacale, motivazione di taluni docenti ad assegnare, semplicemente, compiti, rispondere obiettivamente alla domanda che, quasi univocamente, si pongo gli studenti italiani e che recita “Che mi hai portato a fare sopra l’LMS se non mi vuoi più valutare?”

Il diritto a conoscere la tua valutazione

Se la scorporiamo dal contesto di riferimento e dal momento storico, potremmo dire che qualunque cosa tu faccia e non può essere oggetto di valutazione, anche solo di apprezzamento, serve a poco e, peggio ancora, motiva di meno (non motiva, affatto, in altre parole). Nei giorni di sospensione della didattica aumentano, a dismisura, le esperienze di FAD. Dopo la prima fase, quella dell’impatto con la chiusura, prolungata, della scuola, si è posto il dilemma, ai discenti e ai dicenti, del “come” realizzare questa benedetta didattica on line, che, è evidente che sia così, non si può marginalizzare alla mera somministrazione (caricamento sterile in piattaforma o sulla bacheca del registro elettronico) di contenuti e dispense, l’attenzione, come è giusto che sia, sta rendendo protagonista il secondo quesito. Quello, cioè, relativo alla valutazione degli alunni. C’è? È un diritto dell’insegnante? È un dovere del docente? O semplicemente è il diritto più importante degli alunni e, per la Primaria e la Secondaria di primo grado, degli stessi genitori?

La valutazione e le scuole

Ed in merito a ciò come devono comportarsi le scuole?

La risposta non è semplice e non è, in questa e in altre circostanze emergenziali, neppure scontata e immediatamente formulabile. Però, ci sentiamo di costruire un ragionamento a partire da due elementi portanti.

Il primo elemento portante di essi si desume dalle dichiarazioni dello stesso ministero dell’Istruzione. Il quale, giustamente, ha rinsaldato il concetto, ormai ci auguriamo radicato, sufficientemente, secondo il quale la valutazione è una peculiarità che appartiene (e non è cedibile) al docente, senza vincoli superiori e, principalmente, senza intromissioni (tanto per ricordarlo a chi, con superficialità inaudita, talvolta anche in barba alla norma, coinvolge in essa i genitori, quasi a volerli compiacere e accontentare). Giustamente, i capi dipartimento Giovanna Boda (Capo del Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali) e Marco Bruschi (Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione) hanno sostenuto che “La normativa vigente (Dpr 122/2009, D.lgs 62/2017), al di là dei momenti formalizzati relativi agli scrutini e agli esami di Stato, lascia la dimensione docimologica ai docenti, senza istruire particolari protocolli che sono più fonte di tradizione che normativa”, d’altro canto “docenti e dirigenti scolastici hanno posto il problema della valutazione degli apprendimenti e di verifica delle presenze. A seconda delle piattaforme utilizzate, vi è una varietà di strumenti a disposizione.” Facendo riferimento alla nota, dunque, anche nella didattica a distanza è presente la valutazione. Come poteva immaginarsi una cosa diversa dall’ovvio? Sarà il docente che fisserà le modalità, i tempi e l’oggetto relativo alla valutazione degli apprendimenti. Naturalmente facendo leva su quelle indicazioni che ogni scuola fornisce, o possiede già nel PTOF, sul tema valutazione. Prescindendo, naturalmente, sul fatto che l’emergenza Coronavirus è una eccezionalità, meglio l’eccezionalità.

Senza feedback non può procedere alcun processo di apprendimento

La valutazione, inutile sottolinearlo, è un momento essenziale del processo didattico. E questo, non già per i docenti, che evidentemente, non possono esimersi dal verificare e dal valutare, quanto per gli allievi.

Se è la scuola a dovere garantire la formazione, essa non può non utilizzare la valutazione per determinare le strategie da adottare e che consentano all’allievo di imparare e di farsi. D’altronde lo stesso Zavalloni afferma, in “Valutare per educare” edito dalla casa editrice La Scuola, nel 1961, “si valuta per educare”. Ciò perché, come si legge nel pregevole volume “Pedagogia della valutazione scolastica” del 1974, “la valutazione è il momento della esperienza educativa… nella quale l’educatore riesce a comprendere per quale itinerario riuscirà a prestare il suo aiuto, quello cioè che legittima la sua funzione, affinché la ricchezza del potenziale educativo (intelligenza, linguaggio, affettività, socialità, volontà, memoria, ecc.) si traduca in libertà personale, in coscienza (intesa, alla maniera dello Spranger, come sorgente normativa), in volontà morale, in creatività: senza nessuna manomissione, senza alienazione di sorta”.

Dunque, possiamo ragionevolmente ritenere che, generalmente parlando, in assenza di un feedback, di qualunque natura esso sia (all’Infanzia e alla Primaria, talvolta, sono sufficienti le gratificazioni: il cuoricino, la stella, il sole), nessun docente può ritenere di trovarsi nella posizione giusta per prendere decisioni, né cosa assai più complessa ed esemplificativa, di comprendere il mondo intorno al suo alunno o a noi, né di attuare alcun percorso di apprendimento, ancor più se esso non era stato oggetto di progettazione, nella sua evoluzione di queste settimane. Conosciamo che il fuoco brucia giacché, toccandolo, ci scottiamo. Pure a scuola è indispensabile un feedback. Ed è necessario che esso sia il più preciso immaginabile.

L’autoregolazione, il feedback naturale e indispensabile e i Massive Open Online Courses

Scrive Marcello Festeggiante, in “Della Didattica a Distanza”, “non voglio addentrarmi in spinosissime questioni docimologiche ma lascio lo spunto di una locuzione: “Pedagogia dell’asticella”. “Nessuno potrebbe imparare lo “Stile Fosbury” nè migliorare le proprie performance nel salto in alto in ASSENZA dell’asticella che fornisce il feedback alla prestazione. D’altro canto non possiamo essere sicuri di chi ci sia dall’altro lato della tastiera quindi… ne consegue, ci piaccia o meno, che “Dovemo fa’ a’ fidasse” ovvero puntare sul concetto di autoregolazione”.

I nostri allievi hanno la necessità, potremmo ragionevolmente ritenere che esso sia, appunto, un diritto (anzi, meglio il diritto), non solo di comprendere ciò che è stato oggetto del processo di insegnamento e apprendimento ma anche, congiuntamente, di capire se hanno capito. Non può esistere l’uno senza l’altro. Non ci si può soffermare su di uno senza considerare l’altro e porre attenzione sull’altro. E per farlo è necessario creare ambienti di apprendimento in grado di dare loro, agli alunni, un feedback “naturale”, una sorta di retroattività incessante. Sarebbe bene, in questo senso, consegnarsi all’esperienza dei Massive Open Online Courses, ovvero a quei Corsi online diffusi su larga scala mondiale, ideati per una formazione a distanza che appassioni, interessi, coinvolga un numero elevato di utenti (gli alunni, in questo caso, o per essi, nella Primaria, ad esempio, naturalmente, i genitori). In tali vincoli è il complesso stesso a fornire un feedback. La valutazione tra pari (e docenti e alunni sono dei pari sulla piattaforma, con interessi diversi e azioni diverse) o il feedback dei pari è l’appressamento più esteso nei MOOC proprio per la valutazione, in tutte le forme, i contenuti e, anche, in tutti prodotti. Quale sarebbe la ragione? Se volessimo essere sinceri, anche alla luce delle adesioni alle piattaforme di queste ultime settimane, per il docente è difficile, molto difficile, riuscire a fornire un feedback se non a una minutissima parte dei partecipanti. Un esempio lo si può avere rispondendo nel Blog del MOOC. Un’altra opportunità di valutazione è quella fornita dai Quiz alla fine della lezione; quiz che si possono formulare con domande chiuse da intendere esse stesse come strumenti di auto­valutazione e spesso, purtroppo, valutate automaticamente. La valutazione automatica rende più semplice la valutazione sommativa, un po’ meno quella realisticamente calibrabile sugli alunni. Come, d’altronde, scrive Umberto Tenuta in “Valutazione: selettiva o formativa?” “la valutazione ha significato solo se è continua, se precede, si accompagna e segue i processi apprenditivi”.

Un’altra soluzione, molto più vicina alle realtà scolastiche, la si trova negli ambienti incatenati alla gamification.

Il Game Based Learning, l’uso di giochi digitali con obiettivi educativi, il mondo della gamification

Una delle metodologie di cui disponiamo è quello del Game Based Learning. Si tratta dell’uso di giochi digitali con obiettivi educativi. In questo caso specifico il videogioco diventa lo strumento che regge, potremmo dire, che puntella, i processi di apprendimento. E lo farebbe in maniera significativa. Il GBL (questo è l’acronimo) è senza dubbio un importante gioco educativo, nel quale è informale e naturale e il suo rapporto con l’apprendimento rappresenta da uno dei più importanti settori della ricerca pedagogica e didattica.

Il taglio gaming è ormai presente in molte delle iniziative educative digitali sia per progetti open che commerciali (free, freenium o “a pagamento”): Minecraft, Khan Academy, Socrative, Duolingo o i siti che insegnano il coding e così via. L’elenco delle soluzioni è sterminato e spazia dalle soluzioni con un taglio più ludico a quelle con un taglio più prettamente didattico, dai serious games alle attività ludiche tipicamente per bambini.”

Altra importante piattaforma da citare, in ambito scolastico ed in particolare nella scuola primaria, è Learningapps.

LearningApps e il supporto della didattica online e interattiva

LearningApps.org è un’applicazione molto intuitiva. Essa permette di creare affascinanti moduli interattivi per semplificare i processi di apprendimento. È accessibile a tutti in quanto gratuita anche se è consigliabile registrarsi se si desidera rendere condivise e pubbliche le creazioni del percorso educativo e formativo. È pensabile creare una APP, senza avere alcuna consapevolezza di programmazione, impiegando un template programmato per la tipologia di modulo che si intende creare. Mostrato come un’applicazione web 2.0 a supporto della didattica online e interattiva, LearningApps è un programma maturato all’interno dell’Istituto Superiore di Pedagogia PHBern in collaborazione con l’Università di Magonza e L’università di Zittau-Gorlitz. Il progetto è riconducibile a un’organizzazione non profit chiamata LearningApps.org. L’applicazione è stata realizzata dai professori Prof. Dr. Werner Hartmann, Prof. Dr. Franz Rothlau, Dr. Michael Hielscher e dal Prof. Dr. Christian Wagenknecht. “La piattaforma consente di supportare l’attività didattica (per i docenti) e l’attività di apprendimento (per gli studenti) attraverso piccoli moduli giocosi interattivi (cruciverba, l’impiccato, le coppie, i puzzle, le linee del tempo, i video interattivi etc…)”. Contiene, dopo, un archivio di moduli già avverati, sulle differenti discipline e per i più svariati ordini di scuola, che serviranno da esempio o essere utilizzati. L’archivio di LearningApps propone circa 1.500.000 moduli concretizzati da docenti e studenti di tutto il pianeta, che è possibile utilizzare o, addirittura, copiare e modificare. “Naturalmente è anche possibile realizzare una propria app e condividerla con gli studenti tramite link, codice di incorporamento o un codice QR. LearningApps permette anche di creare rapidamente le proprie classi online e offre strumenti per gestire le attività didattiche e la comunicazione tra i membri del gruppo. L’ambiente permette anche di creare veri e propri percorsi, fatti di apps (moduli, giochi) e controllare quanto gli alunni stiano interagendo con esse”.

I questionari “seri”

Ovviamente esistono anche tanti ambienti che offrono l’opportunità di somministrare test e questionari in un ambiente più adeguato. Anche perché, ribadirlo appare superfluo e inutile, ovvero “è didatticamente inaccettabile, sia l’attivazione di strategie educative che non siano commisurate alle caratteristiche personali dei singoli alunni, sia la valutazione effettuata solo al termine dei processi apprenditivi, quando non è possibile intervenire se non ripetendo le attività di apprendimento: anziché correggere la traiettoria durante la marcia, si attende di finire fuori strada per riportare il veicolo sulla carreggiata!” come ribadisce, nell’articolo scientifico citato prima, Umberto Tenuta.

La piattaforma H5P tende a rispondere alle questioni sorte nell’articolo, ad esempio. H5P è una suite per creare learning object interattivi a Questbase che è uno dei più completi ambienti per la creazione di qualunque tipologia di quiz. Difficilissimo riferire su tutti quelli disponibili online anche perché riteniamo che non sia importante un elenco di piattaforme (utile a conoscerle, sì, naturalmente) quanto un modo differente di osservare il processo di apprendimento.

Un ottimo mutamento di sfondo è offerto, in questo senso, da strumentalità che pongono unitamente, in una sorta di mash-up, la probabilità di distribuire questionari e l’occasione di erogare soluzioni sotto forma, in questo ultimo caso, di video.

Non ci sono alunni che non possono apprendere

Per evitare gli insuccessi e mettere gli alunni continuamente nelle condizioni di apprendere, la valutazione in ambiente scolastico, per la formazione di base, naturalmente, e non solo, evidentemente, deve considerarsi comunque e in qualsiasi momento valutazione formativa. È impossibile valutare per far altro rispetto che valutare l’educare. La valutazione non sanziona, non punisce, non costringe a piste apprenditive obbligatorie (legate cioè dalle volontà degli alunni o dei genitori). È necessario, anche in piattaforma, anche in epoca del Coronavirus, valutare per educare, per indicare le strategie educative più efficienti da mettere in atto. Come afferma Bruner in “Dopo Dewey” pubblicato da Armando, Roma, nel 1970, tutti possono conoscere e apprendere tutto, perché “si può insegnare in forma onesta qualsiasi argomento a chiunque, in qualsivoglia età”. E non era l’era del Coronavirus. Infatti, non esistono alunni che non possono apprendere, neppure in un ambiente informatico, neppure a distanza. Semplicemente questo momento storico andrebbe vissuto come la svolta tanto attesa e, ormai, improcrastinabile. I docenti, i dirigenti scolastici, le scuole in generale, dovrebbero semplicemente adeguarsi, perché, parafrasando una circostanza temporale molto triste ma assolutamente esaustiva “con la terapia attuata il malato non è guarito: ci si impegna assieme, medico, malato e familiari, a comprendere le ragioni della mancata guarigione ed a mettere a punto la nuova terapia”. Lo stesso accade nella formazione. Per verificare le ragioni della mancata guarigione serve, però, una valutazione adeguata.

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