Non è vero che gli insegnanti non fanno carriera: spesso sono psicologi, carabinieri, tappabuchi. Lettera

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Inviata da Giovanni Panunzio – Al Meeting di Rimini il viceministro dell’Istruzione Anna Ascani (non scrivo viceministra e non scriverei assessora, ecc. perché neanche professora esiste) dice che gli insegnanti “devono” avere una carriera che non sia solo la possibilità di fare il concorso per dirigente scolastico. E poi aggiunge che la scuola “deve” avere un legame con le Istituzioni locali, il lavoro e il terzo settore.

Sul primo punto, il “dovere” (infinito) non basta, serve anche il “come fare”. In ogni caso non è vero che non facciamo carriera: spesso diventiamo – a nostra insaputa, visto che è di moda – psicologi, carabinieri, vigili urbani, tappabuchi e parafulmini di ogni tipo di conflitti. Il legame con le Istituzioni, dunque, è già stabile. D’altronde, provocazioni a parte, chi di noi non ha mai lavorato con Comuni, Province, Regioni e attività ricettive, ma non solo, per dare agli alunni quel di più che è servito loro per non annoiarsi e per imparare a ragionare autonomamente, aprendosi al mondo?

A proposito di terzo settore, no-profit, ecc. (pure qui il viceministro utilizza il “deve”), nelle scuole siamo andati oltre, rispetto a quanto si pensi a Roma. Le onlus, le ong, le
iniziative ricreative e di solidarietà, infatti, interessano e coinvolgono da tempo milioni di docenti, studenti e operatori dell’istruzione. Al Ministero, dunque, dovrebbero pensare a un’altra specie di legame: quello tra volontariato e ingiustizia sociale, direttamente proporzionali. Quando la richiesta d’aiuto è alta (e in Italia i volontari sono 10 milioni) vuol dire che i Governi sono lontani dai problemi dei dimenticati e degli “ultimi”, a fronte di un’imposizione fiscale tra le più elevate.

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