Non c’è due senza tre. Lettera

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Inviato da Ivano Marescalco – Mi è capitato di vedere, proprio in queste ultime sere, svariati programmi televisivi (sia sui canali nazionali che su quelli privati, a reti unificate insomma) in cui il pubblico presente, nessuno escluso seppur sufficientemente distanziato (come si soleva proferire in piena pandemia) indossava mascherine ad altissima protezione (per intenderci le ben note FFP2) come se il rischio contagio, e pertanto quello della diffusione del Covid, fosse il primo, e inderogabile, pericolo da scongiurare.

È capitato anche a voi di notare questo particolare o sono il solo ad avere le traveggole in questo frangente? Al sottoscritto le inquadrature di quei pochi astanti bardati a quel modo, in studi televisivi molto spaziosi e non di non certo angusti, ha fatto un effetto straniante (quasi metafisico, oserei dire) anche in relazione al “liberi tutti”, in chiave turistico-ricreativa nonché economica-sociale, di questa estate oramai agli sgoccioli. Verrebbe da pensare (ma è solo un’ipotesi, mi auguro non troppo bislacca) che l’ultima variante del virus sia particolarmente avvezza a diffondersi tra gli esibizionisti avventori di sfavillanti studi televisivi essendo lo stesso, il Centaurus, un aspirante cameramen e un provetto, benché neofita, anchorman smanioso di realizzare interviste a carattere politico (visti i tempi che corrono) e non solo.

In verità, adesso fuor d’ironia e, semmai, con un fondo d’inquietudine e di preoccupazione, mi sono chiesto: E la scuola?!

Vuoi vedere che Centaurus è l’asino di turno (lo si diceva ai miei tempi a quelli svogliati per le più svariate, e recondite, motivazioni senza indagare oltre) che, marinando regolarmente le lezioni, risparmia fatalmente, e verrebbe da dire: fortunatamente, gli ambienti scolastici? (Come si fa a non essere sarcastici in un siffatto mondo in cui viviamo?!).

Come si fa (e adesso lo chiedo a voi, ché a chiederlo al Ministro, forse, non faccio più a tempo), sforzandomi di essere, finalmente, compunto e serioso, a ritenere che circa dieci milioni di italiani (a voler contare tutti gli studenti e gli operatori scolastici italiani si arriva, pressappoco, a questa cifra) possano fare a meno di qualsivoglia presidio di protezione personale delle alte vie respiratorie (a questo punto – meglio che niente – andrebbe bene anche qualunque straccetto multicolore, con laccetti annessi, autoprodotto dalla nonnina zelante di turno) non avendo provveduto per tempo, e per tre anni di fila, ad ampliare gli ambienti destinati alla didattica per assicurare il necessario distanziamento sociale, a dotare gli stessi locali di adeguati sistemi di areazione forzata e di filtraggio dell’aria, a potenziare le corse di treni pullman e metropolitane nelle quali, inevitabilmente, gli utenti delle scuole italiane si ammasseranno prima di varcare il portone d’ingresso di vetusti, nonché, molto spesso, decrepiti, edifici scolastici.

E per completare debitamente il quadro – ammesso che, io, non abbia avuto, per l’ennesima volta, le allucinazioni – giorni fa, su un Tg della Rai, una Dirigente scolastica (che, di sicuro, avrà ricevuto, per tempo, un vademecum dettagliato, ed esaudiente, per il “sicuro” rientro di metà settembre) ha pensato bene di indossare, in un corridoio deserto e al cospetto di una cortese, quanto innocua, giornalista, una rassicurante e austera (per via del colore cupo) mascherina FFP2.

(Non per saltare di palo in frasca: ma davvero la Didattica Digitale Integrata non potrà essere somministrata agli studenti costretti a casa dal Covid?! Ma la Dad non si era evoluta in Did per integrare l’abituale didattica in presenza in situazioni ordinarie, figurarsi in quelle emergenziali?! Che abbia compreso male io? E il sacrosanto diritto allo studio sancito per legge dalla Costituzione dove va a farsi friggere?! E gli imminenti aggiornamenti professionali per le tanto declamate competenze digitali dei docenti italiani a cosa servono allora?! Ma davvero si potrà entrare a scuola magari solo raffreddati, ma in fase di incubazione da Covid, purché ancora privi di qualche linea di febbre?).

Per farla breve, e non volendomi dilungare oltre, vi dico che da docente sono preoccupatissimo per l’imminente riapertura della scuola senza che sia stato, pervicacemente, fatto nulla (invero, lo devo ammettere, di inutili sedioline piroettanti multicolore con ribaltina integrata le aule nostrane sono stracolme), ma, ancor di più, sono preoccupato in quanto italiano in trepida, quanto disillusa, attesa di un nuovo governo. Perché se è vero il proverbio che dice: non c’è due senza tre “si salvi chi può” il giorno in cui si sarà insediato il futuro responsabile del dicastero dell’Istruzione.

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