“Non basta sospendere gli studenti violenti, serve un progetto per recuperarli. La scuola non punisce in maniera autoritaria ma educa i cittadini del futuro”. INTERVISTA alla dirigente scolastica Condello

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Gentilezza, questa sconosciuta (o quasi). Eppure c’è chi si impegna ogni giorno a trasferire i concetti della gentilezza e che adesso anche a scuola possono diventare centrali nel percorso educativo. 

Anche in riferimento alle parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ribadisce la propria linea: “Il rispetto verso i docenti, verso i dirigenti scolastici, il rispetto verso gli studenti, il rispetto verso i beni pubblici. Cioè – ha spiegato – dobbiamo educare i ragazzi alla cultura del rispetto. Da qui allora una serie di proposte. Significa responsabilizzare le famiglie, significa anche aiutare le famiglie in difficoltà, come i ragazzi in difficoltà con l’intervento magari di uno psicologo, significa la didattica personalizzata, ma significa anche capire che se sospendo per un anno un ragazzo non faccio né il bene di quel ragazzo, né faccio il bene della società. Perché se mi limito a sospendere per un anno il ragazzo quel ragazzo probabilmente diventerà persino un deviante e quindi accentuerà le sue propensioni devianti verso altre derive che possono essere socialmente pericolose. Mentre invece è molto più importante coinvolgerlo in lavoro socialmente utili, perché questi responsabilizzano, fanno maturare. Noi – ha aggiunto – dobbiamo insegnare ai ragazzi, anche quelli che hanno problemi, a maturare, a crescere”.

In tal senso, “Costruiamo Gentilezza” è un progetto nazionale partecipato, nato nel 2020, avente come obiettivo quello di costruire pratiche gentili a costo 0 (o quasi) per accrescere il benessere della comunità, mettendo al centro bambini e ragazzi, affinché la gentilezza diventi un’abitudine diffusa. Scadenza 2036.

A coordinare l’attuazione del progetto l’Associazione Cor et Amor. A dare concretezza a questa progettualità sono i costruttori di gentilezza (insegnanti, allenatori, assessori, medici pediatri, imprenditori, giornalisti), 1700 in tutta Italia, che attivano le proprie comunità di riferimento nel costruire pratiche gentili per il bene comune. La più diffusa è quella delle panchine viola della gentilezza, presenti in 285 comuni italiani.

Dallo scorso 10 novembre l’istituto Comprensivo V. Galilei di Pisa è diventata la prima “comunità scolastica costruttrice di gentilezza” ad essere riconosciuta in Italia, in seguito alla partecipazione dell’istituto alle ultime Giornate Nazionali dei Giochi della Gentilezza.

Ad Orizzonte Scuola interviene Rossana Condello, dirigente scolastica del Vincenzo Galilei di Pisa.

Com’è nata l’idea di partecipare al progetto? 

L’idea nasce dalla mia collaboratrice Germana delle Canne, che ha sempre espresso il desiderio di formare i docenti ad una comunicazione più efficace basata appunto sulla gentilezza, che implica empatia, ricerca di una soluzione comune, venirsi incontro in una situazione difficile.

La gentilezza a scuola in effetti sembra divenuto un concetto quasi inesistente, se consideriamo ad esempio le aggressioni ai docenti. Siete d’accordo con quanto  proposto dal Ministro, ovvero che non ci si può limitare a sospendere lo studente?

Nel provvedimento disciplinare è necessario sempre avviare un progetto di recupero dello studente con attività individuali di assistenza ai compagni in difficoltà o con 104. Far comprendere che la scuola non punisce in maniera autoritaria, ma educa e forma i cittadini del futuro.

C’è anche un problema di gentilezza anche per quanto riguarda il rapporto con i genitori, secondo voi?

Il genitore è parte integrante della scuola, ovvio che quando vi è un problema col proprio figlio che sia didattico che si comportamentale il genitore ha un trasporto sentimentale che a volte lo porta a cercare un capro espiatorio nella scuola. Nei miei dialoghi con i genitori cerco sempre di riportare il confronto nei toni della gentilezza e della ricerca comune delle soluzioni. Devo dire che i genitori quasi sempre escono dalla nostra scuola con un sorriso e con un rafforzamento del nostro patto educativo.

E infine il bullismo: questo progetto dovrebbe aiutare anche in tal senso nella vostra idea?

Gentilezza è carezza, molti dei bulli sono fragili, sofferenti, delusi dalla vita…questa carezza di gentilezza può aiutarli a capire che il loro comportamento è sbagliato. È lotta agli stereotipi, è lotta contro la violenza di genere, ma non  con toni alti ma con i toni propri della gentilezza nelle parole e nei gesti.

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