Noi precari rivendichiamo solo il diritto a progettare il nostro futuro. Lettera

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Inviato da Ivano Bruni – I precari della scuola esistono? Ho le idee poco chiare, forse per effetto della pandemia. Dopo un Primo maggio postmoderno e abbastanza triste, dove l’unica notizia degna di nota è stata quella di un Fedez in cerca di visualizzazioni, nulla si è detto riguardo al cardine sul quale poggia la nostra Democrazia: il lavoro (quella cosa che dà dignità alle persone).

Parlando di dignità mi rendo conto che questo termine è obsoleto, è démodé, non tutti ne comprendono la portata. Infatti per qualcuno, quelli che vanno a manifestare per vedersi riconosciuti quei diritti fondamentali racchiusi nell’Art. 1 della Costituzione, sono dei “furbetti”.

Eppure continuo a non capire. Qualche settimana fa il ministro Bianchi aveva acceso una speranza, infatti parlando di scuola “affettuosa” ha avuto finalmente il coraggio di affrontare, almeno a parole, il problema del precariato. A quelle dichiarazioni sono seguiti dibattiti sulle testate specializzate, c’erano anche i sindacati a dire la loro (se uno non sapesse cosa sono realmente, penserebbe che hanno a cuore la sorte dei lavoratori). Poi è arrivato il “Patto per l’istruzione” e allora in molti abbiamo pensato che dopo anni di servizio e dopo tanti sacrifici, qualcosa si stava
muovendo nella nostra direzione.

Essere precari da anni è vivere una condizione destabilizzante e logorante, e mentre la politica ci dice che non siamo adeguati al lavoro che facciamo ormai da tanto tempo, mentre volutamente e sottolineo vergognosamente mettono i “vecchi contro i giovani”, mentre chi dovrebbe difendere i lavoratori è interessato piuttosto agli accordi elettorali con gli amici di mandato, oggi leggo la seguente riga che mi spiazza: “Un’Italia senza figli è un’Italia che non crede e non progetta”. E vado ancora di più in confusione, perché non riesco a capire.

Vorrei togliermi dalla testa la Direttiva 1999/70 per cui l’Europa ci bacchetta per i mancati adempimenti (ma per qualcuno sono solo dettagli), epensare concretamente al valore di certe dichiarazioni e mi chiedo, ma la politica non si sente un po’ responsabile? Mi chiedo ancora, le persone che dovrebbero rappresentarci non sono un po’ distanti dai problemi che stiamo affrontando e dovremo affrontare finita la pandemia?

Il 6 maggio ci sono state delle manifestazioni, prima a Viale Trastevere e nel pomeriggio a Montecitorio e tra i manifestanti c’erano anche bambini piccoli, o piccoli furbetti, tenuti per mano da genitori che sono insegnanti precari, scesi in piazza anche e soprattutto per la famiglia, perché i precari della scuola esistono davvero e stanno rivendicando quella dignità che i veri “furbetti della politica” gli hanno tolto.

Noi precari rivendichiamo solo il diritto a progettare il nostro futuro.

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