Noi “invisibili” della GAE – Fase C. Lettera

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Sono ormai diversi mesi che siamo bersagliati da tutti i fronti come fossimo di categoria di “docenti scomode”.

Siamo disgustate e offese dalle continue affermazioni da parte di colleghi precari con specializzazione, e non, in sostegno. Ci teniamo a precisare che siamo state anche noi precarie fino al 2015 per ben 15 anni e più, con due concorsi superati (1995 e 2000) e corsi di formazione a nostre spese. Conosciamo bene, pertanto, cosa comporti dal punto di vista umano e professionale tale posizione.

Noi, neoimmessi della fase C, abbiamo dovuto SOPPORTARE e SUBIRE tutte le legislature che si sono succedute in questi anni, vedendoci superate, fino alla definizione della GAE, da docenti neolaureate (con nemmeno un giorno di servizio), senza nessuna difesa da parte di alcuna istituzione tanto meno dai sindacati.

Gli anni di precariato sono anche dipesi da scelte personali e familiari a differenza di tanti altri colleghi (con pochissimo servizio), che hanno voluto e potuto accelerare i tempi spostandosi al Nord per raggiungere il tanto desiderato ruolo o ancora colleghi che hanno conseguito il titolo di specializzazione sul sostegno come canale preferenziale di accesso per poi, dopo 5 anni, spostarsi sul posto comune, togliendo così a noi la possibilità di ricoprire tali posti.

Arriviamo ai giorni presenti. Dopo anni ci viene data la possibilità, non perché finalmente ci venga riconosciuto il diritto ma per motivazioni puramente politico-europee, di entrare in ruolo attraverso la predisposizione dei famosi posti di potenziamento. Ricordiamo che tali posti, secondo quanto disposto dalla legge 107/2015, dovevano servire proprio ad assorbire noi della fase C.

Cosa che ovviamente non è avvenuta grazie soprattutto ai sindacati, tutti indistintamente ed indipendentemente dal colore politico.

Tali posti al contrario sono stati utilizzati per far rientrare colleghi in ruolo entro l’anno scolastico 2014/15. Diritto inviolabile, indubbiamente, ma che avrebbe dovuto essere soddisfatto nel rispetto di una graduatoria con punteggi fatti di servizio e titoli acquisiti nel corso della carriera, perché, non dimentichiamo, tali colleghi si sono trasferiti VOLONTARIAMENTE per precorrere i tempi. Eravamo ben consapevoli che la mobilità avrebbe coinvolto l’intero territorio nazionale ma i criteri attuativi (precedenze varie) sono stati definiti ben oltre la data della nostra immissione in ruolo (precisamente ad aprile 2016).

A proposito di precedenza ci vengono immediatamente alla mente delle domande: quali diritti e capacità straordinarie hanno i colleghi del concorso 2012? Per quale motivo avevano diritto di precedenza sul ruolo nella propria provincia di appartenenza? Perché nella mobilità non hanno concorso, come noi “comuni mortali”, su base nazionale? Hanno forse doti soprannaturali? Perché noi, in graduatoria per 15 anni, 2 concorsi superati alle spalle, corsi di formazione e anni di servizio siamo così INVISIBILI?

Passiamo poi alle accuse da parte delle docenti specialiste che ci definiscono non formate nella didattica comune ancor più in quella speciale. Ricordiamo a tali colleghe che nessuno di noi ha avanzato pretese sui “loro” posti, perché da diversi anni ormai e dovrebbero saperlo se fossero nella scuola in maniera attiva, hanno la precedenza le specialiste anche precarie e pertanto le nostre richieste su tali posti erano OVVIAMENTE su quelli residui.

Ma fino a questo DISASTRO chi ha “mantenuto” in piedi la scuola italiana? Chi ha tappato i “buchi” consentendo l’avvio degli anni scolastici? Chi ha coperto i posti sul sostegno rimasti vacanti, senza titolo specifico ma con anni di esperienza alle spalle relativamente non solo alla didattica comune ma anche a quella speciale e, con corsi di formazione in tal senso, il più delle volte a nostre spese?

E per concludere, a tutto lo scempio, aggiungiamo gli errori del famoso algoritmo, che ci hanno visto superate da punteggi “ridicoli” (anche da coloro che vantavano 0 punti) con l’assegnazione della sede a Km di distanza in maniera illecita e irrispettosa tanto dal punto di vista professionale (considerando titoli ed anni di servizio) quanto in ultimo, ma non meno importante, dal punto di vista umano.

Oltre ad essere uno sfogo dopo anni si tratta anche di far capire a chi non è del campo qual è la realtà della scuola italiana e quanto abbiamo dovuto subire.

Resta l’amaro in bocca, però, quando a parlare con toni non appropriati sono proprio le colleghe che si stanno affacciando adesso al mondo dell’insegnamento con il solo diploma come titolo abilitante (conseguito entro l’a.s. 2000/2001) senza conoscere ancora la scuola vera, quella fatta di sacrifici, dedizione, professionalità e costante impegno formativo sul campo.

Le invisibili della fase C:

Roberta Andriani

Lucia Pedali

Patrizia Legrottaglie

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