Noi insegnanti… abbandonati e in balìa del virus. Lettera

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Inviato da Marinella Tenebruso – Questa è una lettera di denuncia, per porre all’attenzione di tutti la situazione che stiamo vivendo noi insegnanti in questo periodo di pandemia.

Abbiamo accettato tutto, rispettiamo i protocolli di sicurezza, copriamo le assenze dei colleghi, portiamo avanti la didattica anche in questo periodo difficile. Ma non possiamo accettare il modo in cui veniamo trattati da un Sistema che ormai non regge più.

Non possiamo accettare e far finta di nulla nel vedere che in casi di riscontrate positività nelle classi, gli alunni continuano la frequenza regolarmente anche in attesa del tampone, mettendo a rischio la salute di tutti. All’inizio c’era la regola che in caso di positività nella classe questa veniva chiusa, gli alunni messi in quarantena e veniva attivata la didattica a distanza. Cosa è successo nel frattempo? Cosa non ha funzionato? Gli aumenti dei casi nelle scuole hanno fatto andare in tilt il sistema dei tracciamenti e dei tamponi. Chi ne paga le spese? Ovviamente gli insegnanti che passano tante ore in classi sovraffollate e che si difendono con una mascherina chirurgica.

Se è l’insegnante ad essere positivo, non viene fatto nessun tracciamento e nessun tampone né agli alunni e né ai colleghi e questo semplicemente perché l’insegnante è tutelato e tutela gli altri con la mascherina, col distanziamento e con il rispetto del famoso “protocollo”. Non si tiene conto del fatto che gli alunni non sono statue immobili, essi passano 8 ore a scuola tra attività didattica, mensa e ricreazioni. Come si fa a dire che la scuola è un luogo “sicuro” dove il virus non può entrare e non può circolare? È un luogo sicuro solo sulla carta perché la realtà è un’altra e la conoscono bene solo quelli che ci lavorano e che stanno vivendo questi giorni con ansia e preoccupazione.

Non possiamo accettare di continuare la frequenza scolastica in presenza di casi positivi riscontrati e che non vengano fatti tracciamenti e tamponi nelle classi perché è passato troppo tempo dal contatto col “caso” o perché se è l’insegnante ad essere il “caso” ci si affida al suo senso di responsabilità nel rispetto del protocollo. In questo modo si sta mettendo a rischio la salute di alunni, insegnanti e famiglie. Noi insegnanti stiamo facendo enormi sacrifici per portare avanti le attività scolastiche in questo periodo, controllando e supervisionando sul rispetto delle regole da parte degli alunni.

Viviamo con ansia ogni momento della giornata, quando un alunno si avvicina troppo o non tiene correttamente la mascherina e soprattutto durante le ricreazioni o il pranzo in mensa. Non ci lamentiamo, amiamo il nostro lavoro e vogliamo portarlo avanti ad ogni costo. Ma non a costo della nostra salute, perché in questo momento, in piena pandemia, ci sentiamo abbandonati e non tutelati come lavoratori e come persone.

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