Noi docenti precari oggi non festeggiamo perché purtroppo stiamo vivendo l’ incubo della Buona Scuola

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Da Manifesto Nazionale Docenti Precari – Oggi si celebra la memoria di una giornata fondamentale per la storia del nostro Paese, una giornata  che ha segnato la vittoria sul buio degli anni più duri e la rinascita  nel nome dei nostri connazionali  che si sacrificarono in difesa dei più alti ideali contro la dittatura.

Da Manifesto Nazionale Docenti Precari – Oggi si celebra la memoria di una giornata fondamentale per la storia del nostro Paese, una giornata  che ha segnato la vittoria sul buio degli anni più duri e la rinascita  nel nome dei nostri connazionali  che si sacrificarono in difesa dei più alti ideali contro la dittatura.   Grazie alla resistenza e alla lotta unita da parte di tutti coloro che si opposero alla repressione,  alle ingiustizie sociali,  alle censure, alla negazione dei diritti umani e ai soprusi vennero poste le basi per la nascita della democrazia e le radici della nostra Repubblica,  sancite dalla Costituzione. Tra i padri fondatori vi sono uomini illustri e giusti, come Calamandrei.

L'articolo 1 della Costituzione Italiana  afferma che "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" e aggiunge: "la sovranità appartiene al popolo […]". Lo Stato Italiano, quindi, è una "res publica", una cosa di tutti. Il secondo comma dell'art.1 chiarisce che è in nome del popolo che si deve legiferare e giudicare  senza  che nessuno sia posto al di sopra della legge. Inoltre, l'art.1 della nostra Costituzione  contiene anche il concetto di "elettività", secondo il quale le cariche pubbliche esercitate dalla politica devono avvenire per elezione e il potere di compiere scelte politiche che riguardano la collettività appartiene ai cittadini e non può essere esercitato in forma arbitraria. La nostra Costituzione sancisce anche il diritto al lavoro, sin dall'art.1. Stabilito che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ne discende come conseguenza che tutti i cittadini devono essere messi in condizione di lavorare  e lo Stato non può disinteressarsene, ma deve garantire il diritto-dovere del lavoro per tutti. Inoltre, gli articoli 33 e 34 della Costituzione Italiana garantiscono, tra l'altro, la libertà d'insegnamento e il riconoscimento del diritto allo studio. Affermare il diritto alla libera gestione dell'istruzione connota e qualifica la libertà d'insegnamento come "libertà della scuola".

Anche noi docenti precari partecipiamo a questa giornata straordinaria in cui la memoria collettiva si fa pensiero unanime, ma non possiamo festeggiare. Sì,  perché purtroppo stiamo vivendo un incubo e questo incubo si chiama impropriamente "Buona Scuola ". Noi che per anni abbiamo insegnato colmando tutte le cattedre vuote che gli organismi politici dello Stato,  attraverso continui tentativi, non sono  riusciti a garantire, oggi siamo ad un passo dal baratro. Siamo molte, moltissime migliaia di professionisti laureati abilitati,  plurititolati, che questa specie di riforma, dietro le false apparenze di un sistema propagandato come la soluzione definitiva al precariato,  in realtà ha escluso  dalle procedure di reclutamento lasciando in graduatorie sbarrate e volutamente escluse dall'immissione definitiva al ruolo e imponendo un concorso iniquo e discriminatorio, bandito in tutta fretta con procedure caotiche e approssimative, senza criteri di diritto e colmo di errori, e lo impone a docenti già selezionati da quello stesso Stato che, per mezzo delle sue cariche politiche sorde e indifferenti alla tutela dei lavoratori, ora ripudia in totale violazione delle norme costituzionali, attuando decisioni politiche che, di fatto, sovvertono i principi sanciti dalla Carta Costituzionale nel più completo disinteresse dei diritti della sovranità del popolo. Noi docenti precari oggi non festeggiamo e  chiediamo di salvare tutti insieme la nostra Costituzione che in questo oscuro momento, con l'Italicum e la legge 107 detta "Buona Scuola",  rischia di essere cancellata per una volontà politica di pochi non eletti che, in nome di un "principio di rinnovamento " del Paese, in realtà  inducono, con le loro scelte imposte, a un salto all'indietro  di 70 anni che, francamente, fa paura e lascia sconcertati.

Ma noi docenti precari non ci arrendiamo.  La RESISTENZA fa parte di noi.

Firmato

Manifesto Nazionale Docenti Precari

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