No sanatorie, sì concorso per 75mila docenti. Fusacchia (+Europa): Miur può farlo oggi stesso

di redazione
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Il 28 agosto capiremo il destino del Decreto Scuola varato dal Consiglio dei Ministri il 6 agosto, “salvo intese”. Intese che finora non sono arrivate, per cui c’è chi guarda già al futuro. 

Il futuro del reclutamento degli insegnanti, per Alessandro Fusacchia (+ Europa), si chiama concorso.

Un concorso con numeri alti: 75.000 posti, di cui

  • 18mila per infanzia e primaria
  • 57mila per secondaria

Si tratta, sostanzialmente, dei numeri di cui ha sempre parlato il Ministro Bussetti, ma che nel Ministero da lui guidato sarebbero stati destinati ad un secondo concorso straordinario per infanzia e primaria con un anno di servizio e per la secondaria in parte al concorso straordinario per docenti con tre anni di servizio nella scuola statale.

La sfida di Fusacchia è quella di utilizzare tutti i posti ad oggi disponibili per concorsi ordinari. All’interno di questi “riserva per i precari storici e punteggi aggiuntivi legati al servizio svolto negli anni.”

Il post su Facebook

NO SANATORIE, 
SÌ CONCORSO VERO PER 75 MILA DOCENTI

Il 6 agosto il ministro Marco Bussetti ha portato in Consiglio dei Ministri un decreto legge sulla scuola. Il provvedimento contiene – tra le altre cose – quella che anche mercoledì scorso, in occasione delle consultazioni al Quirinale, ho definito una sanatoria per 24 mila docenti.
Ho già argomentato nel dettaglio il perché di questo giudizio:

Il Consiglio dei Ministri si è spaccato in due su questo decreto (fortemente voluto da Matteo Salvini, su ispirazione del senatore leghista Mario Pittoni), e grazie anche alla ferma opposizione dei deputati del M5S della Commissione VII della Camera è stato approvato ma “salvo intese”.

Siamo quindi ad un bivio, adesso.

Si può far finta di nulla, chiudere l’intesa tra gabinetti e uffici in un momento di vuoto politico, mandare il decreto al Quirinale, vedere che valutazione ne farebbe il Capo dello Stato, e nel caso aspettarlo per la conversione in Parlamento (ammesso di avere ancora un Parlamento tra qualche giorno!).

Oppure si può prendere atto che l’intesa non c’è, che il Governo non c’è, e lasciare il decreto in sospeso fino a nuova decisione da parte del prossimo Governo (ammesso che un nuovo Governo si faccia).

È evidente quale sia la mia opzione.

Reggetevi forte, però, perché sto per aggiungerci un’informazione in più, di cui non credo siano informati in tanti:

IL MIUR È NELLE CONDIZIONI OGGI DI FAR PARTIRE UN CONCORSO VERO PER RECLUTARE CIRCA 75 MILA INSEGNANTI.

Il periodo di riferimento per queste assunzioni sarebbe il prossimo biennio, vale a dire gli anni scolastici 2020-21 e 2021-22.

Si tratterebbe, in particolare, di quasi 18 mila docenti per infanzia e primaria e di circa 57 mila docenti per la scuola secondaria.

Questi sono i posti che il MEF potrebbe autorizzare (ammesso che non lo abbia già fatto) – vale a dire queste sono le scoperture di organico a cui ho già scomputato i posti riservati ad assunzioni da GAE, pari al 50% del totale dei posti che si renderanno liberi.

Chiaramente – ma è sempre bene ricordarlo – il costo di queste nuove assunzioni sarebbe pagato con il turnover e quindi non rappresenterebbe un costo aggiuntivo per le casse dello Stato.

Altro che sanatoria! Ecco che cosa va fatto con urgenza:

Un concorso.
Vero.
Per 75 mila posti.

All’interno di questo concorso si potrebbe prevedere (parliamone…) una riserva per i precari storici; e chiaramente ci sarebbero, per chi superasse le prove selettive, dei punteggi aggiuntivi legati al servizio svolto negli anni.
Rappresenterebbe anche, per tutti coloro che oggi beneficerebbero della sanatoria, quella opportunità che in grande maggioranza – non ho dubbi – saprebbero cogliere per entrare a tempo indeterminato in servizio nella scuola.

Piccola ma neanche troppo piccola postilla.
A chi dice che i concorsi “non filtrano bene” perché non valutano davvero quello che serve per essere un buon insegnante, la mia risposta è semplice: cambiamo le modalità, ammoderniamo, aggiustiamo, inventiamoci prove diverse e più adeguate.
Mi sta bene tutto.
A condizione che ci sia una valutazione, e non una ratifica, dei candidati.”

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