“No alle classi pollaio, superamento scuola come azienda, abolizione PCTO”. Quindici proposte dei docenti al futuro Ministro dell’Istruzione

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L’associazione “Agora 33 – La nostra scuola” lancia un manifesto di richieste programmatiche al prossimo Ministro dell’Istruzione. 

“Dopo la caduta del governo Draghi e dopo l’approvazione forzata e probabilmente anticostituzionale del decreto 36 (ora purtroppo legge 79), in vista delle prossime elezioni, riteniamo necessario rivolgere le nostre considerazioni e richieste sia ai rappresentanti politici che hanno dimostrato nei fatti il loro dissenso rispetto all’aberrazione del DL 36, sia a quelli che l’hanno votato obtorto collo, sotto il ricatto della fiducia”, si legge in una nota.

“In un clima di generale sfiducia verso il ruolo del Parlamento, in una situazione di pluridecennale mancanza di rappresentanza politica delle istanze degli insegnanti, rivolgiamo agli aspiranti legislatori delle precise richieste, per una Scuola che garantisca finalmente alle nuove generazioni il godimento di un diritto, quello ad un’Istruzione di qualità, sancito dalla nostra Costituzione, in particolare dagli art. 1, 2, 3, 4, 9, 33, 34. Tra moltissimi altri, dopo un’attenta analisi, questi ci sembrano i temi più urgenti, per restituire alla scuola la sua funzione educativa, culturale, civile prevista dalla nostra Costituzione, dopo che politiche neoliberiste hanno tentato e tentano di sradicare e distruggere il sistema nazionale dell’Istruzione pubblica”, continua la nota.

Queste le nostre richieste prioritarie:

1) Revisione urgente delle norme per la costituzione delle classi (limite di 20 alunni per classe), con particolare attenzione ad una REALE riduzione della numerosità degli alunni in presenza di alunni con disabilità, senza vincoli di bilancio. Una didattica di qualità infatti può esistere solo attraverso la possibilità di dedicare più tempo a ogni singolo alunno;

2) Abolizione immediata della “Scuola di Alta Formazione” (prima che sopravvengano costi di creazione/gestione), che sostituisce un vero aggiornamento culturale con una para-formazione burocratizzata e che è stata introdotta contro il parere motivato di chi nella scuola lavora, dei sindacati di categoria, delle stesse commissioni parlamentari, attraverso la forzatura del decreto legge e del voto di fiducia;

3) Definizione chiara delle funzioni, dei limiti e dei costi dell’INVALSI (vedasi rapporto Corte dei Conti), nella prospettiva della sua abolizione e del ripristino di forme di valutazione attinenti al reale lavoro scolastico;

4) Individuazione di modalità di reclutamento fondate sulla preparazione culturale e sostegno al libero aggiornamento dei docenti. Gli insegnanti non hanno bisogno di essere “addestrati” o “riaddestrati” a metodologie didattiche o a visioni totalitarie della pedagogia imposte dalla burocrazia ministeriale: hanno invece bisogno di individuare le priorità culturali ed educative verso cui indirizzare volta per volta l’aggiornamento delle proprie conoscenze, condizione indispensabile per realizzare appieno il principio costituzionale della libertà d’insegnamento;

5) Superamento di un apparato para-aziendalistico (dirigente manager, mobility manager, middle management e simili) del tutto incongruente rispetto alla natura e agli scopi dell’istruzione pubblica;

6) Abolizione immediata dei PCTO a favore di percorsi volontari di stage fuori dall’orario scolastico con parere decisivo dei consigli di classe;

7) Potenziamento degli insegnamenti disciplinari di base, con l’aumento del numero delle ore curricolari;

8) Introduzione stabile della figura professionale dell’insegnante L2 (lingua italiana per i non madrelingua), in considerazione dell’aumento progressivo degli studenti stranieri nelle nostre scuole;

9) Reclutamento di psicoterapeuti qualificati per sportelli d’ascolto a disposizione ogni giorno di studenti, personale scolastico, famiglie, vista l’enorme crescita dei fenomeni di disagio giovanile e la necessità di sciogliere i nodi relazionali che possono crearsi all’interno del contesto scolastico;

10) Ripristino della commissione esterna agli esami della scuola secondaria di secondo grado;

11) Trasformazione delle ore di educazione civica e ambientale in insegnamento disciplinare, affidato a insegnanti realmente qualificati;

12) Seri investimenti nell’edilizia scolastica, cominciando da quella che è in questo momento una priorità, la possibilità cioè di arieggiare e ventilare le classi;

13) Rafforzamento dell’orizzonte nazionale dell’istituzione scolastica, “organo costituzionale della democrazia” e non insieme di progettifici, contro qualunque ipotesi di “autonomia differenziata”. In prospettiva, abolizione della legge 107 e riflessione del legislatore sui profondi danni provocati dalle norme che hanno introdotto la cosiddetta “autonomia scolastica”. Dopo venticinque anni, è chiaro a chiunque si occupi di scuola che un ripensamento dell’impianto dell’ “autonomia” è assolutamente indispensabile;

14) Revisione degli stipendi del personale scolastico, che restituisca quanto perso nei molti anni di mancato rinnovo contrattuale, anche per ripristinare la credibilità sociale di una scuola che sia una priorità per il futuro delle nuove generazioni;

15) Elaborazione di un codice deontologico per tutti coloro che si occupano di scuola a livello dirigenziale, amministrativo, politico che, oltre all’esplicito divieto di trarre qualunque vantaggio personale dalla propria attività, imponga il rispetto nei confronti della professionalità dei docenti e la tutela della loro immagine pubblica, dopo un periodo in cui anche ai più alti livelli si sono sentite espressioni come “oppositori ideologici”, “fannulloni”, “addestrare”, “riaddestrare”. Sarebbe importante anche che le forze politiche prendessero l’impegno di scegliere come prossimo ministro dell’Istruzione, dopo le esperienze non esaltanti degli ultimi anni, una personalità di alto profilo culturale, che conosca a fondo la scuola e i suoi problemi.

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