“No alla scuola solo digitale. L’apprendimento passi anche dal libro di carta”. Il sondaggio che fa discutere

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L’annuncio ha fatto il giro del mondo: la Svezia, nota per essere all’avanguardia nell’integrazione della tecnologia nell’ambito scolastico, ha deciso di fare un passo indietro, abbracciando la “de-digitalizzazione della scuola”.

Un cambio di direzione radicale che vede il ritorno a libri stampati e scrittura manuale, specialmente tra i più piccoli, al fine di ridurre l’impatto della digitalizzazione nell’istruzione, considerata ora più dannosa.

Dal 2017, il governo svedese aveva imposto una rapida digitalizzazione nel settore scolastico, con l’introduzione dei tablet già dalla scuola materna. Tuttavia, il nuovo corso, guidato dalla ministra per la Scuola, Lotta Edholm, punta ora sul ripristino delle metodologie di apprendimento tradizionali, sostenendo l’efficacia dei testi fisici nell’educazione. Questa mossa è stata accelerata dalla constatazione del calo nelle competenze di lettura tra gli studenti svedesi, tra il 2016 e il 2021, come riportato dal Progress in International Reading Literacy Study (Pirls).

Anche l’Unesco ha espresso preoccupazioni riguardo l’uso indiscriminato della tecnologia nell’istruzione, sottolineando l’importanza dell’apprendimento in presenza. Nonostante l’invito a migliorare la connettività nelle scuole, l’agenzia ha evidenziato come la tecnologia non debba mai sostituire completamente l’interazione umana.

In Italia, la situazione è diversa: un sondaggio di www.libraccio.it ha rivelato che quasi il 60% dei giovani preferisce un approccio tradizionale, mentre solo una minima percentuale (il 3,8%) desidera un apprendimento completamente digitale. Questi dati riflettono una resistenza culturale nei confronti della sostituzione totale dei libri di testo con dispositivi digitali.

Mentre l’Olanda e il Regno Unito limitano l’uso degli smartphone a scuola, la Polonia e gli Stati Uniti stanno investendo in tecnologie digitali per aumentare la competitività e colmare il divario digitale. La questione rimane calda, evidenziando la necessità di trovare un equilibrio tra l’innovazione digitale e le metodologie tradizionali, per garantire un apprendimento efficace ed equo per tutti gli studenti.

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