No alla scuola progettificio. Lettera

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Progetti di ogni tipo, certificazioni linguistiche, patenti informatiche, olimpiadi di italiano, di matematica, di “pinco pallino”, soggiorni all’estero, stage…chi più ne ha, più ne metta.

Una formazione a 360 gradi che ormai tutti i nostri giovani devono perseguire, se vogliono risultare, un domani, competitivi per affrontare poi al meglio le sfide del mondo universitario, ma soprattutto quelle del mondo del lavoro. D’altra parte i tempi sono cambiati; non puoi, giustamente, pensare di fermarti a quegli obiettivi minimi che la scuola di un tempo fissava! Insomma, i giovani devono “correre”, se non vogliono autoemarginarsi e diventare semplici spettatori, attori secondari delle scene future.

Quindi ai normali e tradizionali saperi curricolari, si aggiunga una miriade di attività, talvolta pomeridiane, una “tensione continua” , la necessità, insomma, di un “agonismo permanente”. Ecco allora che i nostri ragazzi sono costretti a confrontarsi con una molteplicità di sfide continue, in una snervante competizione, ispirata alla “nevrosi del successo”.

Come fai, d’altra parte, nel 2016, a non conoscere perfettamente l’inglese, il tedesco, il cinese,… tutte le lingue del mondo! Come puoi pensare d’inserirti nella realtà del lavoro se non possiedi elevate competenze tecnologiche ed informatiche? Insomma la richiesta di una preparazione avanzata che non concede scampo ai meno intraprendenti! Della serie: “o raggiungi elevati livelli di specializzazione e di formazione… o, altrimenti, “affaracci tuoi”, sei escluso, scartato, “tagliato fuori”! La logica produttivistica, gerarchica e aziendalistica di una società “pescecane”, nonchè del sistema istruzione con i suoi standard di misurazione, ormai asservito “in toto” alle esigenze del mercato, te lo impone con i suoi parametri selettivi. Chi non riesce a stare al passo, pazienza e peggio per lui! La scuola non è per tutti, insomma non è per i tanti ragazzi mediocri, ahime!! Del resto, breve inciso, la stessa scuola è peraltro diventata un progettificio, con il suo elenco interminabile di attività e di rispettivi referenti, esposti nella parte iniziale dell’anno ai vari Collegi docenti, piuttosto sonnolenti, nonchè con il freddo resoconto di fine giugno, con i suoi risultati in termini numerici e percentualistici!

Troppo spesso, viene fatto notare che la scuola offra una vasta gamma di possibilità e di opportunità che devono essere colte al volo, perchè non si ripresenteranno più. E’ vero! Tuttavia il sistema istruzione non dovrebbe recuperare un profilo più umano e solidale, più attento ai valori autentici, meno “vincente”, meno “darwiniano”, non dovrebbe forse rallentare i propri ritmi talora “insostenibili”, per favorire il processo di crescita di ciascuno, secondo le proprie potenzialità e caratteristiche, nonchè secondo i tempi di maturazione individuale? Una scuola che, ogni tanto, si fermasse a respirare e che cercasse di offrire, anche, delle alternative alla “cultura del primato”…

“Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta, alla sua gestione, all’umanità che ne scaturisce… a non divenire degli sgomitatori sociali, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primi, in questo mondo di vincitori disonesti, di prevaricatori ed opportunisti! A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde” (P. Pasolini).

Claudio Riccadonna

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