No alla scuola d’estate. Piuttosto si pensi al nuovo anno in sicurezza. Lettera

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Inviata da Mario Bocola – Le scuole aperte d’estate per socializzare e recuperare gli apprendimenti, ossia la proposta del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non la condivido. La scuola non è un campo estivo, un grest o quantomeno un oratorio. Né tantomeno un parcheggio.

È un luogo di formazione, dove si trasmettono e si costruiscono il sapere, la conoscenza e la competenza. Si pensi a risparmiare questi 510 milioni di euro che il Ministero dell’Istruzione vuole destinare alle attività estive nella scuola. Piuttosto si avvii una seria programmazione per iniziare il nuovo anno scolastico 2021/2022 in sicurezza.

A settembre la scuola deve partire in sicurezza! I ragazzi non devono vedere nella scuola un quid che deve trasformarsi in una valvola di sfogo per giocare e divertirsi. La scuola, lo studio sono una cosa seria ed è da tempo che lo andiamo
ripetendo ma sembra che si faccia “orecchio da mercante”, tanto da trasformarla in un parco giochi. Ogni cosa che si fa a scuola per i nostri alunni assume i connotanti di un puro divertimento.

È tutto un divertimento scherzare, giocare, sbeffeggiare, prendere in giro gli insegnanti tanto da essere diventata una prassi, una moda. A scuola ci sono momenti ludici, ma tutto deve essere finalizzato all’apprendimento. Studiare, apprendere, leggere, scrivere, fare le cose che una scuola seria e professionale deve fare è fondamentale, perché rientra in quest’ottica, non è più possibile.

Molto spesso le classi diventano un vero e proprio oratorio (almeno negli oratori si gioca, ma si prega anche). A scuola no. I genitori che, oramai, hanno delegato il loro ruolo di essere padri e madri alle istituzioni scolastiche perché se ne facciano carico, pensano che il mondo della scuola debba risolvere tutti i loro problemi. Sembra quasi che la stessa scuola sia diventato un ambiente di baby parking, i cui genitori la mattina accompagnano i figli consegnandoli agli insegnanti e scaricandosi delle proprie responsabilità. Non è così.

La scuola coeduca non educa da zero gli alunni. Allora a cosa serve il patto di corresponsabilità che la famiglia firma all’inizio dell’anno scolastico con l’istituzione scolastica, impegnandosi in un proficuo rapporto di reciproca educazione. Resta carta straccia che nella realtà non viene rispettata. È una realtà purtroppo amara da constatare, in cui gli insegnanti con la loro fatica, il loro lavoro cercano quotidianamente di fronteggiare le mille difficoltà che si presentano non essendo nemmeno supportate dalla famiglia. Qual è allora il compito dei genitori? Metterli al mondo e basta? Tanto poi ad educarli ci pensano gli insegnanti che, è vero che sono degli educatori, ma non possono e non devono in alcun modo sostituirsi ai genitori cui spetta in primis il compito educativo.

Non possono delegare, devono assumersi le responsabilità. Se accadono episodi di violenza nelle aule scolastiche la colpa non è degli insegnanti, se si comportano male in classe e rispondono con parolacce ai docenti la colpa non è degli stessi. Parliamoci chiaro: gli alunni trascorrono a scuola soltanto cinque ore, il resto della giornata la vivono all’interno del contesto familiare ed è li che deve avvenire l’intero processo educativo, devono imparare le regole del vivere civile e soprattutto capire che devono
avere rispetto per le persone adulte. Se non si fa questo la scuola come deve orientarsi. Non è affatto possibile che gli alunni che, forse a casa si comportano da santarellini poi vengono nelle aule e assumono atteggiamenti altezzosi, provocatori,
da sberleffo. Il marcio non sta nella scuola ma proviene dalla famiglia che delega tutto alla scuola senza assumersi responsabilità. Pensiamo a costruire una nuova scuola dopo la pandemia: altro che scuola d’estate!

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