“No ai genitori a scuola, il docente non deve essere un educatore affettivo. Così si crea una generazione infantile”. Le parole dello psicoterapeuta Morelli

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Sui social nuovamente trending topic le parole di Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, categorico riguardo al ruolo dei genitori nella scuola.

“I genitori a scuola non ci devono mettere piede. Nemmeno per i consigli di classe”, ha detto nel 2020 in un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità.

Per Morelli, l’autorità rappresenta un principio fondamentale nello sviluppo di un ragazzo. Serve a delineare i confini, a stabilire regole che aiutano i giovani a capire la loro natura e realizzarla.

Il ruolo del docente secondo Morelli

Alla domanda su cosa dovrebbe fare un buon insegnante, Morelli risponde in maniera netta: non dovrebbe essere un “educatore affettivo”, un compito che dovrebbe essere riservato ai genitori. L’insegnante dovrebbe rappresentare l’autorità del sapere e conoscere i codici della crescita.

Nel dettaglio, Morelli prende come esempio il taglio di capelli, che può essere percepito dai ragazzi come un atto aggressivo, un segnale dell’importanza di comprendere i punti sensibili dell’identità del ragazzo.

Il coinvolgimento dei genitori nella scuola

Il coinvolgimento dei genitori nella scuola, secondo Morelli, dovrebbe essere minimizzato. Dovrebbero intervenire solo in caso di problemi gravi, e chi critica o aggredisce per un brutto voto non tutela veramente il figlio.

L’intervento eccessivo dei genitori, secondo l’esperto, sta portando alla creazione di una generazione infantile: “Noi stiamo creando una generazione infantile – conclude – di uomini e donne bambini”.

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