Niente lezioni il sabato e spazio alla compresenza dei docenti, la Ds: “Con la settimana corta un apprendimento più funzionale e meno settoriale”

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La settimana corta come strumento per interconnettere meglio le varie discipline, puntando alla compresenza di docenti in classe per stimolare una visione multidisciplinare.

Si tratta del pensiero di Gloria Cattani, dirigente scolastica del liceo Marconi di Parma, che spiega a La Repubblica i motivi che hanno portato a decidere di eliminare le lezioni il sabato.

La riduzione della settimana con il sabato a casa non è l’obiettivo della nostra trasformazione ma è la conseguenza della necessità di un tempo scuola diverso. Negli ultimi anni abbiamo osservato una sempre maggiore difficoltà per gli studenti nel concentrarsi sulle materie di studio, tenendo conto che anche le attività laboratoriali in un liceo sono legate sempre alla acquisizione di un complesso bagaglio di conoscenze dato che laboratorio è da noi spazio di creazione del pensiero critico. Di fronte a sfide complesse spesso gli alunni entrano in ansia abbandonando poi il percorso liceale per passare a un istituto tecnico. Ma è un peccato perdere studenti che, adeguatamente aiutati, potrebbero proseguire il loro percorso liceale“, spiega la preside.

Per tale motivo “abbiamo pensato che occorre costruire insieme a loro connessioni e relazioni tra i saperi. Ma per creare connessioni è necessario che i docenti lavorino in compresenza con gli studenti, ponendo così le discipline in un dialogo vivo e vitale. Lo scopo è quello di portarli a sentire che la conoscenza non si divide in compartimenti stagni ma che il sapere è un tessuto in cui tutto è collegato: a partire da questo obiettivo abbiamo scelto di lanciare questa sfida”.

La settimana corta, dunque, in tal senso, “permette di avere spazi di compresenza di più docenti sulla stessa classe: per far sì che gli insegnanti possano lavorare insieme, con i vincoli che impone ancor ala normativa, serviva cerare un tempo suppletivo. Togliendo un giorno alla settimana, quelle cinque ore da sessanta minuti vengono messe in coda alla mattina. Certo, la lezione frontale resta, i presupposti vengono dati dai professori ma poi, fissate le basi, il resto lo si costruisce insieme e non come un dato di fatto immobile, decretato da qualche ipse dixit, ma come una un sapere che è sempre in movimento, vivo”.

Questo vuol dire che saranno introdotti alcuni pomeriggi:  “Sì, ma a conti fatti si tratta in media di meno di un pomeriggio al mese. Inseriremo i primi quattro sabati dell’anno, dal 15 settembre al 15 ottobre, e poi cinque pomeriggi al biennio e sette pomeriggi al triennio: sarà un tempo in cui gli studenti potranno avere almeno due docenti. Le attività avviate in compresenza, intrecciando prospettive diverse, verranno poi riprese dai singoli docenti all’interno delle lezioni ordinarie ma sempre in una prospettiva di ricerca delle relazioni tra i saperi per poter meglio decifrare e leggere la realtà”.

Dato che si tratta di una questione che investe le didattica – ha spiegato la preside – la decisione finale l’ha presa il Collegio docenti. Ma prima di portarla in Consiglio di Istituto, l’organo che delibera questi cambiamenti strutturali, abbiamo voluto interpellare studenti e genitori”.

Metà dei genitori non sono stati d’accordo, mentre invece,  “gli studenti hanno capito che il senso di questo giorno in meno sta nel poter avere tempo aggiuntivo che deve servire loro per organizzare studio e apprendimento in modo più funzionale, più organico e meno settoriale”.

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