Neuroscienza e didattica a distanza. Lettera

Stampa

Inviata da Andrea Canonico – Uno dei pilastri fondamentali per la crescita e lo sviluppo di una società è il progresso scientifico.

Il contesto storico che siamo, attualmente, costretti a vivere può, dunque, aiutarci a riflettere.

Quante delle nostre azioni possono essere considerate frutto della nostra volontà? Dove può arrivare il libero arbitrio?
La scienza ci insegna che la maggior parte delle decisioni che prendiamo e dei comportamenti che mettiamo in atto sono il risultato di processi neurologici che autonomamente avvengono in specifiche regioni della nostra corteccia cerebrale.

Uno degli argomenti più discussi negli ultimi mesi riguardo la gestione delle Istituzioni in “era Covid” è senza dubbio la chiusura delle scuole con la conseguente ripresa dell’attività di didattica a distanza.
D.A.D. :un acronimo così semplice, spesso al centro di dibattiti e discussioni di ogni tipo.

La didattica a distanza può realmente sostituire le attività in presenza?

Genitori e studenti no D.A.D., malcontento, manifestazioni e scioperi: insomma, ognuno vuole dire la sua in merito.
Ma cosa dice realmente la scienza a tal riguardo?
Esiste un legame effettivo fra neuroscienze e le attività in cui ogni giorno milioni di studenti di tutte le età sono impegnati?

“ All’interno del nostro cervello ci sono dei particolari neuroni, cosiddetti “neuroni specchio”, che si
attivano sia quando facciamo un’azione, sia quando osserviamo gli altri.
Questi neuroni sono fondamentali per generare, tra due individui, un senso di connessione, di empatia, essenziale in ogni relazione e ancor di più nel mondo della didattica e dell’insegnamento. Ma con la D.A.D. questo aspetto manca del tutto.

Il rischio quindi è quello di sperimentare lezioni che non creino un legame tra gli interlocutori. Un altro tipo di neuroni messi in discussione dalla D.A.D.  “sono i neuroni gps” che, essendo indispensabili per l’orientamento negli ambiti, ricoprono un ruolo fondamentale nella memoria autobiografica.

Questo è dovuto al fatto che vi è una stretta correlazione tra luoghi e memoria visiva.
Durante le lezioni a distanza questi neuroni non vengono attivati e per questo le esperienze hanno maggiori difficoltà a fissarsi nella memora biografica”. (tratto dall’intervista al Prof. Giuseppe Riva ad opera di insalute.neuroscienze.it).

In sintesi, il rischio è quello di passare le giornate ad ascoltare per ore e ore cose che, nel migliore dei casi, dimenticheremo molto in fretta.
D.A.D., valido strumento sostitutivo o causa di vuoti conoscitivi? A voi tutte le riflessioni del caso.

Stampa

Graduatorie terza fascia ATA: incrementa il punteggio con le offerte Mnemosine, Ente accreditato Miur