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Neuro-gaming: Nuova frontiera della neuroscienza applicata alla didattica

Da tempo è noto il collegamento tra le neuroscienze e i processi formativi dell’uomo. Questo perché le neuroscienze si occupano di capire i meccanismi biologici alla base dell’attività cerebrale di ognuno di noi: soprattutto negli ultimi anni, il contributo dei metodi neuro-scientifici è divenuto significativo per la conoscenza del comportamento umano.

Diversi lustri di ricerca hanno infatti dimostrato che molti dei nostri processi mentali si verificano a livello inconscio: circa il 95% delle nostre decisioni avviene in maniera irrazionale, cioè mossa dall’istinto e dai sensi.

Neuroscienze e didattica

Ecco perché, per andare direttamente alla radice di alcune problematiche comportamentali, c’è bisogno di misurazioni di tipo neuronale e fisiologico, che permettano di studiare tutta quella parte al di sotto della “punta dell’iceberg” (ovvero quel 5% che rappresenta le nostre decisioni consce).

In tal senso, le neuroscienze da tempo sono estremamente utili alla didattica, poiché forniscono gli strumenti per capire come funziona la mente umana e tutti quei processi inconsci che guidano l’attenzione, la memoria, l’interesse cerebrale, la fatica mentale e l’emozione.

I metodi

Per arrivare ai suddetti indici neuro-fisiologici, si misurano determinati processi che avvengono nel nostro corpo, sia a livello cerebrale che fisiologico.

I metodi e gli strumenti tipici delle neuroscienze applicate, si dividono dunque in due grandi categorie: quelli per la misurazione dei parametrici biometrici e quelli per la misurazione dell’attività cerebrale.

Tra questi ultimi, spicca la risonanza magnetica (anche di tipo funzionale) e l’elettroencefalografia (EEG): questa è la più usata perché meno invasiva dell’altra.

Tra i parametri biometrici, invece, vale la pena ricordare l’Attività Elettrodermica (o Conduttanza Cutanea), anche detta Risposta galvanica della pelle: si tratta della classica “pelle d’oca” che si verifica quando proviamo un sentimento o un’emozione bello o brutto che sia.

Questo parametro viene poi associato solitamente alla Frequenza Cardiaca, per dar vita, appunto, all’indice emozionale.

Neuro-gaming

Da qualche tempo, inoltre, le neuroscienze hanno allargato il loro campo d’azione, trovando applicazione in molti altri campi (neuro-economia, neuro-marketing, neuro-turismo, ecc): tra questi, anche quello dei videogiochi.

Da qui, la nascita del neuro-gaming: si tratta di una nuova forma di gioco che prevede l’uso di BCI (Brain- Computer interfaces) e dell’EEG.

In pratica, si permette a una persona di interagire con un programma informatico attraverso il pensiero, e ciò permette di giocare ad un videogioco senza usare il controllo fisico: basta indossare un casco EEG ed avere lo sguardo fisso sullo schermo per eseguire certi movimenti e comandi nel gioco.

Infatti, nel pensare o immaginare qualcosa, il cervello emette delle onde cerebrali che possono essere misurate e trasmesse a un programma informatico in forma di dati. Questi, una volta processati, possono essere utilizzati per riprodurre un movimento o un’azione all’interno di un videogioco.

Il neuro-gaming potrebbe dunque essere, con molta probabilità, la prossima rivoluzione nell’ambito del gioco interattivo – purchè si risolvano i relativi problemi di privacy e i timori di manipolazione mentale.

Ambiti di sviluppo

Tuttavia, in ambito prettamente “di laboratorio”, il neuro-gaming è già utilizzato – ed utile – per scopi scientifici: ad esempio, per semplificare la diagnosi e il trattamento di alcuni disturbi mentali, come lo stress post-traumatico o l’ADHD.

Ci sono infatti sono diversi videogiochi che già sfruttano il neurogaming per avanzare la conoscenza scientifica nel settore della salute mentale.

Salute non solo dei bambini ma anche degli adulti: un esempio ne è un videogioco di corse, specificamente progettato per migliorare il funzionamento cognitivo degli anziani.

Ancora: il neurogaming aiuterebbe sia grandi che piccini ad allenare il cervello, di modo che rimanga sano più lungo (grazie a un costante allenamento a cui è sottoposto quando occupato in questo genere di giochi). Tra gli altri disturbi che potrebbe mettere allo scoperto il neurogaming, infine, ci sarebbero anche l’Alzheimer e la schizofrenia.

Inoltre, più comunemente, il neurogaming potrebbe essere usato anche per controllare emozioni negative o l’insonnia.

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