Nessuna agevolazione economica per insegnanti fuori sede

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Continuano a pervenire alla nostra rubrica di consulenza richieste di eventuali iniziative per alleggerire i costi della permanenza per motivi di lavoro in sede diversa dalla propria residenza.

Continuano a pervenire alla nostra rubrica di consulenza richieste di eventuali iniziative per alleggerire i costi della permanenza per motivi di lavoro in sede diversa dalla propria residenza.

Vitto, alloggio, carburante, viaggi, sono tutti a carico dell'insegnante, e in questo non c'è alcuna differenza tra supplente e docente a tempo indeterminato.

E non si pensi che il bonus per l'autoformazione che il Ministero si appresta a far trovare agli insegnanti (di ruolo) in aggiunta allo stipendio del mese di ottobre possa essere utilizzato per ammortizzare qualche spesa "viva" legata alla gestione di un anno scolastico fuori sede. I 500 euro possono essere spesi e documentati esclusivamente per i motivi indicati nella legge 107/2015.

Purtroppo è sempre stato così, il trasferimento dell'insegnante in altra città (ma anche del personale ATA) viene percepito come una manifestazione di volontà, poichè alla riapertura periodica delle graduatorie viene data facoltà di scegliere la provincia in cui inserirsi e si presuppone che l'insegnante scelga non solo in base alle maggiori possibilità lavorative, ma anche di tutte le conseguenze che ciò comporta. Dunque una scelta volontaria cui non è mai stato riconosciuto alcun benefit economico.

Nell'estate 2015, in piena bufera "deportazione" insegnanti della fase B delle immissioni in ruolo, disposte per quegli insegnanti che avessero presentato domanda entro il 14 agosto, su posti residui in organico a livello nazionale, il Governatore della Puglia Emiliano aveva avanzato delle proposte di tutela degli insegnanti del proprio territorio, come risposta alla "freddezza" di una legge, la 107/2015, avvertita come imposizione di ruoli che avrebbero potuto essere conferiti diversamente.

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Una iniziativa di cui però si sono perse le tracce e forse difficilmente concretizzabile. Nè il fatto che molti di essi abbiano potuto usufruire di rimanere nella propria provincia con la supplenza accettata per l'a.s. 2015/16 attutisce il senso di "abbandono" da parte dello Stato.

Ci si chiede se anche il problema dei costi non possa influire sulle richieste di mobilità di rientro nella propria provincia di residenza. Per il 2016/17 ci si attende una fase di mobilità di "mobilità straordinaria" (i docenti "immobilizzati" da anni fuori sede vi guardano con grande speranza) che potrebbe modificare la "geografia" dei posti di insegnamento come assestata in questi ultimi anni, con conseguenze sulle future assunzioni e su altre possibili stagioni di esodi.

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