Neoimmessa vincolata: casa distrutta dal terremoto e bimba di un anno. I nido non hanno posto, cosa farò? Lettera

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Inviata da Ilaria Meschini – Salve, leggo in questi giorni diverse testimonianze di neoimesse al nord, pentite, confuse, lacerate. E poi leggo pure i commenti, che mi procurano spesso un senso di vergogna, per la nostra categoria, dove i profili pedagogico, psicologico e umano non dovrebbero mai mancare, invece, leggo commenti ignobili, davvero e mi dispiace.

La mia situazione è diversa e forse contando i km dovrei ritenermi fortunata, ma paradossalmente vi dico che sarebbe stato meglio a mille km, almeno non avevo scelta. Concorso straordinario e quest’anno mi chiamano in servizio nella seconda provincia scelta. 100 km da casa, anzi da Sae. Poiché la mia casa vera e propria, distrutta dal terremoto del 2016 è in fase di ricostruzione e ironia della sorte potrebbe essere pronta x la consegna il prossimo novembre.

Certo che i sacrifici si fanno, per il posto. Si fanno da precaria, andando in una sede distante anche a 60 km, si fanno accettando supplenze qua e là, si fanno andando a lavorare in conteneir in mezzo alla neve a popolazione terremotata, si fanno i sacrifici, sulla propria pelle, però!!! Su quella di tuo figlio, no, direi. Grazie. Eppure qualcosa si deve pure accettare. Jacqueline è nata il 5 marzo 2021, ho potuto accettare l’incarico, solo chiedendo un part time verticale di 11 ore e usufruendo delle 2 ore di allattamento, fino all’anno compiuto. Lascio la piccola con mio padre di 86 anni, peraltro in cura onco-ematologica per LLC. Il nido comunale e quelli privati del paese, non hanno posto, nonostante l’iscrizione sia stata effettuata il giorno dopo la nascita. Abbiamo valutato di affittare una casa in questa città, ma anche lì i nido privati sono senza posto e al Comunale mi dicono che è necessaria la residenza, che non abbiamo, ovviamente. E che non posso richiedere, poiché perderemmo il diritto alla Sae. Che, seppur, con tutti i disagi che comporta da 5 anni è la ns casa. Provo a viaggiare con i mezzi pubblici, niente da fare, né con il bus né con il treno coincidono gli orari e tra l’altro dovrei accettare tempi morti improponibili.

Prendo il coraggio a due mani, e nonostante la mia amaxofobia, accetto di viaggiare. Speranzosa che superato l’anno di prova potessi richiedere un avvicinamento, tornare dopo 6 anni a vivere nella mia casa, crescere mia figlia in un ambiente conosciuto. Premetto che io non ho famiglia qui, e che comunque il grande spostamento di mille e passa km, 8 anni fa lo avevo accettato. Ora le decisioni e preparativi che ne derivano, interessando una bimba di un anno devono essere prese per tempo.

Affittare una casa decente ad un prezzo sostenibile in una città non è facile, ma poi c’è anche l’asilo nido, possibile che il Ministero dell’Istruzione, non abbia previsto nessuna facilitazione di inserimento, per le mamme nella mia situazione? Che devo fare il prossimo anno? Continuo a viaggiare, lasciando mia figlia al nido a 100 km, con mio marito che anche lui lavora fuori sede? In balia di un dolcissimo nonno, che non sempre potrà essere all’altezza della situazione? Oppure vado in città, rimanendo sola? E lascio crescere figlia nell’arrangiamento più totale? È difficilissimo affrontare tutte queste domande. Grazie mille.

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