Neodirigenti, l’esperienza di una siciliana assunta in Piemonte. [INTERVISTA]

di Vincenzo Brancatisano
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Ha preso servizio in Piemonte il 2 settembre scorso, anniversario della morte del papà Giovanni, “alla cui memoria”, ricorda oggi, “dedico questo traguardo professionale”.

Traguardo che inizia con il tradizionale collegio docenti, il primo dell’anno per la scuola che è stata chiamata a dirigere, il suo primo collegio da neodirigente, dopo i tanti ai quali ha partecipato negli anni come docente di Francese e come vicaria, laggiù, nella ormai lontana ma certo non dimenticata Sicilia. Rita Baglieri, 52 anni di Siracusa, già insegnante dal 2000, in Sicilia ha lasciato la mamma Mariuccia, il marito Toni – “sempre santo”, sorride – la sorella, gli amici, il mare, la scuola.

La scuola del cuore, ha un nome che le rimarrà impresso nella mente, perché è una scuola all’avanguardia su tanti fronti, non ultimo quello tecnologico: il IV Istituto Comprensivo “Domenico Costa” di Augusta, diretto da Michele Accolla. Ma questo è ieri. Oggi siamo in Piemonte, in quella parte della pianura vercellese che si estende sulla sinistra della Dora Baltea. Siamo a Cigliano, un comune che conta poco più di quattromila anime. Rita Baglieri ha trovato casa proprio dietro la nuova scuola. E narra dell’accoglienza, quasi siciliana, di sicuro commovente, che ha già ricevuto: “Sono già venuti a trovarmi il sindaco e gli assessori, ho ricevuto dolciumi e fiori dai collaboratori”. Dalla Sicilia alle Alpi: “Che si vedono dal mio balcone”, s’entusiasma. Poco più in là, la sua nuova scuola, che è stata chiamata a dirigere dopo aver vinto il concorso da dirigente scolastico e dopo una scelta oculata della sede: “prima di decidere – precisa – ho letto attentamente il ricco Ptof di questa scuola, tutta la documentazione relatativa all’istituto, e oggi posso confermare che tutto quel che è scritto e che ho letto corrisponde al vero. E’ l’Istituto comprensivo “Don Evasio Ferraris” di Cigliano.

Non solo Cigliano, la scuola insiste su quattro comuni: Cigliano, Borgo D’Ale, Alice Castello, Moncrivello. E conta dieci plessi: quattro scuole d’infanzia, quattro primarie, due scuole medie di primo grado, per una popolazione complessiva di undicimila residenti. “C’è una collaborazione molto stretta con le amministrazioni comunali”, si tranquillizza la nuova dirigente.

Professoressa Rita Baglieri, com’è andata con il primo collegio?

“E’ andata molto bene. Mi sono inserita in una situazione rosea, con validi collaboratori. Mi hanno fatto trovare già pronto l’ordine del giorno. Ho affrontato varie tematiche, dall’organico all’assegnazione delle classi, per cui è stato relativamente semplice, anche se devo cercare di inserirmi, venendo dal Sud”

Come ha trovato la nuova scuola?

“E’ una scuola vivace, con tanti progetti. Ho un team di docenti molto valido perché la considera come la propria scuola. E’ una realtà molto vivace nel territorio e sono stata ben accolta dall’amministrazione”

E come ha lasciato la sua scuola in Sicilia?

“La scuola era il IV Istituto comprensivo “Domenico Costa” di Augusta. Lì ho lasciato una splendida realtà, ero la vicaria, mi manca tanto. Ho trovato agli antipodi una realtà altrettanto virtuosa e vivace rispetto a ciò che ho lasciato. Ad Augusta mi occupavo di Pon, siamo stati i primi al Sud, mi occupavo di Erasmus e di altro. Gli stessi progetti li ho trovati qui, a Cigliano, dove si occupano di Erasmus Ka1, relativo alla mobilità dei docenti per lo scambio delle buone pratiche, lo Job Shadowing (una delle tante opportunità fornite dal progetto Erasmus Plus per la formazione all’estero di docenti, ndr.) e Ka2, per gli alunni, l’e-Twinning, i gemellaggi elettronici, lo strumento che tutti noi docenti usiamo a livello europeo per trovarci e curato da Indire. Li ho lasciati ad Augusta e li ho trovati a Cigliano”.

Un continuità che le sarà certo d’aiuto in un compito non facile

“Il preside, Michele Accolla, è stato il mio maestro in questo senso, lui mi ha insegnato tanto. Tutto quello che so in materia di amministrazione e dirigenza l’ho imparato da lui. Nel caso – sorride – se la prendano con lui”.

Non ha nostalgia dell’insegnamento?

“Mi manca la scuola e l’insegnamento. Insegnavo Francese come seconda lingua, e questo certo mi manca, certo. Ma parto dal principio che il preside è il capo dei docenti, la casacca dell’insegnante io non la tolgo. Terrò i contatti con i ragazzi, l’ho già detto ai colleghi. Questo l’ho visto fare ad Accolla: lui li conosceva uno a uno, gli studenti”.

Una cosa che in pratica non si fa quasi più. Le incombenze dei dirigenti oggi vanno molto al di là della didattica.

“Invece il mio ex dirigente queste cose le faceva. Lui mi ha insegnato che devo sempre ricordare di mettere al primo posto i bisogni degli alunni perché si parte sempre da loro. Spero che come donna e mamma mi riesca meglio che a un uomo”.

Quindi, oltre che marito, mamma, sorella, amici e mare, ha lasciato in Sicilia anche una figlia?

“Sì, si chiama Oriana, come la Fallaci. Ma sono privilegiata perché mia figlia ha 24 anni e studia all’università in Emilia. Mio marito mi raggiungerà ad aprile, dopo il suo pensionamento e sono fortunata. Però ho lasciato tutto il resto. Anche i nipoti, le abitudini, il clima”

L’Italia è lunga, il clima cambia, e qualcuno punta pure sulla regionalizzazione della scuola.

“Sarebbe invece auspicabile che l’istruzione fosse una. L’istruzione va bene che sia centralizzata, deve essere garantita a tutti”.

Lei però si sarà accorta, arrivando al Nord, che le cose qui funzionano meglio.

“Veramente no. Io vengo da una situazione virtuosa. Nella mia scuola, in Sicilia, abbiamo da tempo la banda larga, la scuola possiede da tanto tempo ormai la rete internet, i condizionatori collegati ai pannelli solari, il punto per ricaricare le biciclette elettriche, sebbene ancora non attivato, un elaboratore realizzato grazie al Fesr, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Io vengo da questo genere di attività. Io avevo nella scuola di Augusta, fin dal 2012, il registro elettronico. Qui in Piemonte mi hanno presentato il doppio registro, elettronico e cartaceo. Ho detto no, scordatevelo, il registro sarà solo online”.

Come è arrivata a questa scuola?

“Ho scelto in seconda istanza. La prima sede era Torino, poi Vercelli. Poi alla fine mi hanno chiesto di scegliere di nuovo la sede e ho scelto Cigliano come prima scuola, perché ho letto il Ptof dell’istituto e tutto quello che hanno scritto è vero. Sono contenta, cosi almeno riesco a lenire la nostalgia della mia scuola”.

Lei ha accettato di trasferirsi. Invece tanti neo dirigenti hanno rinunciato alla nuova professione, non se la sono sentita di allontanarsi dalla propria terra.

“Sicuramente molti vivono tante situazioni delicate. Io li capisco, ma tutti sapevamo che saremmo stati mandati là dove c’è carenza di organico e, guarda caso, i posti vacanti sono al Nord. Tanti colleghi stavano studiando fin dal precedente concorso, la formazione è stata continua, e dopo tanto lavoro hanno messo in conto tutto e hanno deciso di lasciare. Va bene così, io non mi permetto di criticare: ognuno conosce i propri problemi. Forse servirebbe un meccanismo di reclutamento diverso”.

Lei ha vinto un concorso difficile, organizzato su base nazionale e con prove svolte in regioni diverse scelte a random, il tutto per evitare i favoritismi denunciati nel passato. Eppure anche questa volta ci sono state denunce, ordinanze e sentenze in merito a presunte irregolarità di questo concorso. Che idea s’è fatta?

“Per me è stata un’esperienza difficile che ho affrontato con il mio impegno e il mio sacrificio, come tanti colleghi e concorrenti. Non credo ci siano elementi per mettere in dubbio la correttezza e la trasparenza dell’intera procedura e delle prove. Che in una procedura così articolata, che ha coinvolto ben 38 commissioni, se anche c’è stata qualche difformità nel metro di valutazione credo sia assolutamente fisiologico. Mi sento di escludere che ci siano stati condizionamenti o irregolarità che hanno alterato il risultato. Penso che chi ha superato il concorso, me compresa, lo abbia fatto esclusivamente per merito”.

Sarebbe rimasta in Sicilia, se ci fosse stato un posto utile?

“No, volevo cambiare, poi non si sa mai…”

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