Nella scuola serve riforma per garantire efficacia della PA, arriva svolta con nuovo atto di indirizzo?

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L’autonomia introdotta nell’ambito scolastico per alcuni è stata una cosa rivoluzionaria, per altri l’avvio di un processo di aziendalizzazione della scuola. E dei problemi funzionali non mancano, a partire dalla questione di quella che potrebbe essere definita come l’architettura basilare di ogni scuola, quella  con cui l’amministrazione ha che farci ogni giorno.

I principi di efficienza, efficacia ed economicità

Il DM 28 agosto del 2018 numero 129 afferma chiaramente che la gestione finanziaria ed amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche si esprime in termini di competenza, e’ improntata a criteri di efficacia, efficienza ed economicita’, e si conforma ai principi di trasparenza, annualita’, universalita’, integrita’, unita’, veridicita’, chiarezza, pareggio, armonizzazione, confrontabilita’ e monitoraggio. Principi cardini che riguardano la condotta che deve saper osservare la Pubblica Amministrazione. Che non riguardano solo la questione della gestione finanziaria e amministrativo-contabile, ma anche, conformemente all’articolo 97 della Costituzione. È in particolar modo la legge 241 del 1990 fin dai suoi primi articoli che afferma chiaramente che «L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza […], nonché dai principi dell’ordinamento comunitario». Precisandosi altresì che «La pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente»; e infine che «La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria.».  La Cassazione con una sua nota sentenza del 2015, la numero 19883 precisa: “che la diligenza della pubblica amministrazione nel compimento dei propri atti, ivi compresa l’adozione di provvedimenti amministrativi, va valutata col criterio dettato dagli artt. 1176, comma 2, c.c., e 97 cost:ovvero comparando la condotta tenuta nel caso concreto , con quella che – idealmente – avrebbe tenuto nelle medesime circostanze una amministrazione “media”, per tale intendendosi non già una Pubblica Amministrazione “mediocre” ma una pubblica amministrazione efficiente, zelante, e che conosca ed applichi la legge”.

Questo è il contesto nel quadro ordinario e normativo. Poi c’è la realtà delle cose. Dove in ogni scuola si vive una propria dimensione, come se fossero una cosa a se stante. Una riflessione per rendere più efficace il sistema  e semplificare la vita tanto a chi ci lavora, tanto all’utenza, andrebbe sicuramente sollevato.

Scuola che vai, programma che troverai il sistema SIDI dovrebbe essere il modello da seguire e potenziare

A livello ministeriale esiste il SIDI che è sicuramente un gran passo in avanti nella centralizzazione ed uniformità dei trattamenti, però tanto, anzi, molto resta da fare. Il SIDI come è noto è il Sistema Informativo dell’Istruzione, un’area riservata in cui sono disponibili le applicazioni (e relative comunicazioni) per le segreterie scolastiche e gli uffici dell’Amministrazione centrale e periferica che hanno il compito di acquisire, verificare e gestire i dati che il sistema informativo raccoglie ed elabora. Si gestiscono alcuni dati come : Rete scolastica (in termini di istituzioni scolastiche statali e non statali):Dati di funzionamento e organizzativi dell’offerta formativa didattica (indirizzi di studio, Alunni, Organici, Personale docente e non docente) ; Dati finanziari e contabili ;Rilevazioni dati.

È necessaria la standardizzazione e la semplificazione?

La semplificazione dovrebbe passare da uniformità dei trattamenti e soprattutto da una mera dematerializzazione che oggi non esiste nell’ambito scolastico in modo efficace. C’è ancora oggi una produzione ed un consumo di carta notevole. D’altronde il famoso piano di dematerializzazione atteso da diversi anni è ancora nebuloso. Se la scuola fosse una sola azienda, con una pluralità di unità produttive, non si capisce perchè ogni singola unità produttiva di questa azienda debba avere un proprio autonomo programma gestionale, quando a livello ministeriale, anche per ragioni di economicità, si potrebbe uniformare il tutto. Le singole dirigenze con i propri uffici sono spesso costrette a fare salti mortali per cercare di orientarsi all’interno di un mondo tutt’altro che semplice e comunque ricco di offerte e bisogna chiedersi il perchè.

La conseguenza è che ogni scuola avrà un proprio modello base su cui muoversi, un proprio programma, un proprio modus operandi, ecc. Questo è perché è quanto voluto dall’autonomia, ma siamo certi che ciò significa rispettare i parametri fondamentali che governano l’azione amministrativa? Il problema è a monte. Servirebbe semplificazione e uniformità e standardizzazione. Perché la scuola, pur con le sue variegate offerte formative, è e resterà sempre una sola. Una riflessione sul punto sarebbe necessaria sia per semplificare la vita a chi ci lavora nella scuola, quanto a chi la dirige, che ovviamente anche alla stessa “utenza”. Un conto è l’offerta formativa, un conto è la base operativa,  su cui deve operare la Pubblica Amministrazione, l’architettura basilare delle scuole italiane dovrebbe essere omogenea ed uniforme sull’intero territorio nazionale, ma così non è.

Basta d’altronde farsi un giro per vedere quella che è la vetrina principale di ogni scuola, oggi imprescindibile, il sito internet, per capire il quadro della situazione. Perché a livello ministeriale non esiste un solo modello base e standard , una sola modulistica, un solo programma gestionale che riguarda tanto l’aspetto della didattica, quanto quello del personale, quanto quello finanziario e contabile,da garantire a tutto il territorio nazionale per tutte le scuole italiane? Il SIDI, come già osservato è un passo in avanti, ma non basta, di più si deve fare, di più, si deve osare di più senza perdere altro tempo.  È necessaria la standardizzazione e la semplificazione per rendere più efficace, economica e funzionale l’attività dell’amministrazione sull’intero territorio nazionale? A parere dello scrivente sì. Una riflessione su ciò è assolutamente necessaria.

Arriva la svolta con il nuovo atto di indirizzo per il 2021?

Nel nuovo atto di indirizzo del Ministero dell’Istruzione si legge a tal riguardo che “È fondamentale investire per la semplificazione e la digitalizzazione dei processi amministrativi, la cui efficienza e tracciabilità costituiscono precondizioni per l’attuazione di una strategia che garantisca la buona amministrazione e per la piena attuazione del principio di trasparenza dell’azione amministrativa.

L’innovazione digitale rappresenta una leva di cambiamento essenziale in funzione della ridefinizione e della reingegnerizzazione dell’attività amministrativa e organizzativo-gestionale nelle istituzioni scolastiche autonome e nel Ministero. In questa prospettiva, saranno intraprese azioni, per semplificare le relazioni interistituzionali e con le istituzioni scolastiche, anche attraverso la gestione delle piattaforme di rilevazione con le quali le scuole interagiscono con il Dicastero, dei meccanismi di gestione della carriera del personale e delle procedure digitali di rendicontazione. Saranno inoltre incrementati gli investimenti diretti alla realizzazione di un sistema informativo integrato per il supporto alle decisioni nel settore dell’istruzione scolastica e per la raccolta, la sistematizzazione e l’analisi multidimensionale dei dati”.

Azzolina firma l’atto di indirizzo: le 10 priorità per la scuola. Documento integrale [TESTO PDF]

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