Nella scuola il record dei contratti a termine, domani proposta comune Anief e Cisal. Pacifico: basta con la precarietà

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Nel giorno della Festa della Repubblica italiana diventa ancora più importante ricordare chi il lavoro non ce l’ha, gli viene negato o garantito solo parzialmente.

Ne è convinto il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, secondo il quale diventa ancora più importante, in tempo di pandemia, “sconfiggere la supplentite nella scuola, rimuovere le disparità di trattamento tra personale precario e di ruolo, rivedere gli organici per ritornare alla didattica in presenza e in sicurezza, per migliorare gli apprendimenti dei nostri ragazzi, eliminare i vincoli nei trasferimenti e favorire i passaggi di ruolo”.

“Bisogna stabilizzare gli organici nei ruoli non con contratti pluriennali o licenziamenti: solo così – continua il sindacalista autonomo – si può costruire insieme una Italia più giusta, sollecitare le coscienze del domani nei nostri studenti e nelle nostre studentesse per non abbandonare questo progetto”. Pacifico ringrazia, inoltre, “tutti le lavoratrici e i lavoratori della scuola per quello che hanno cercato comunque di fare in questo anno scolastico ancora una volta difficile e a chi non c’è più ma ha dimostrato fino all’ultimo di credere in una società più giusta. Il vostro ricordo sarà nostra testimonianza. Buona festa della Repubblica”.

Anief ricorda che il diritto al lavoro non viene contemplato, respingendo la direttiva Ue 70/1999, con centinaia di migliaia di docenti titolati, selezionati, formati, abilitati e specializzati ma poi lasciati incredibilmente per decenni a fare i precari a 1.300 euro al mese, spesso a centinaia o migliaia di chilometri da casa. Il Covid19, nella sua straordinarietà e con tutto il seguito di problemi che ha portato per la difficile convivenza in classe e i rischi di contagio tra alunni e personale, era una motivazione più che valida per la loro stabilizzazione, ovviamente assieme all’incremento degli organici e degli spazi dovuto alle esigenze derivanti dal contesto straordinario. Invece, le aule sono rimaste le stesse, gli alunni non sono diminuiti. Invece niente. Anche gli stipendi sono rimasti immutati, come se la Corte Costituzione, nell’estate del 2015 non avesse mai dichiarato illegittimo il blocco stipendiale, e come se il Covid non avesse posto ancora in modo più netto l’esigenza di introdurre una diaria da rischio biologico. Nemmeno il processo di reclutamento è stato modificato. Con l’aggravante che i già inefficaci concorsi hanno potuto procedere a ritmi ancora più lenti. Così il precariato ha assunto proporzioni gigantesche. Come se non bastasse, nello stesso periodo si sono inasprite le regole sulla mobilità del personale: invece di favorire l’avvicinamento dei lavoratori, riducendo quindi gli spostamenti dei cittadini, come indicato più volte dal Comitato tecnico scientifico per i comportamenti in tempo di Covid, si è preferito portare a ben cinque anni il tempo minimo di permanenza dei neo-assunti sulla sede di destinazione scolastica. E nello stesso tempo si è deciso di negare pure l’assegnazione provvisoria annuale.

“Nel decreto Sostegni-bis chiediamo adesso di utilizzare tutte le Gps per le immissioni in ruolo dei lavoratori della scuola – ricorda Pacifico -, come chiediamo il rispetto del diritto alla mobilità del personale di ruolo, perché la famiglia non è meno importante della normativa. Quando si parla di sostegno ai nuclei familiari, di supporto alle coppie, di motivi che portano a una natalità sempre più esigua, è bene andare a eliminare gli inutili paletti dell’amministrazione. Creati senza un motivo significativo e valido. Andando anche contro a delle chiare direttive UE, come la 88 del 2004, introdotto a tutela della famiglia e dei ricongiungimenti familiari”.

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