Nella scuola ci vuole la Ginnastica

di redazione
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Il contributo della SIEF Società Italiana di Educazione Fisica in relazione ai recenti articoli apparsi in relazione alla Ricerca “Gli effetti dell’attività motoria nella scuola primaria. I benefici fisici nei bambini praticanti attività sportiva costante e programmata”, presentata martedì 14 novembre c.a. a Torino

“Gentile Presidente,

ho letto le conclusioni, riportate nell’articolo de La Stampa Torino del 15 novembre 2017, della Ricerca “Gli effetti dell’attività motoria nella scuola primaria. I benefici fisici nei bambini praticanti attività sportiva costante e programmata”, presentata martedì 14 novembre c.a. a Torino.

Nell’articolo suddetto, si parla di “tre ore di volley alla settimana, per cinque anni, senza seguire diete particolari” e si afferma che “muoversi fa bene e adesso lo dicono anche i numeri: dal 2009 al 2015 l’Istituto di Medicina dello Sport di Torino ha monitorato i 500 bambini tra i 5 e gli 11 anni che Kinder Sport ha fatto giocare nelle scuole, seguiti dai tecnici della Fipav”.

Come Presidente della SIEF, Società Italiana di Educazione Fisica, società scientifica della materia, attiva dal 1995 con sede a Firenze, sento il bisogno di intervenire di nuovo, in questi giorni in cui si sente parlare spesso di questo argomento, in relazione allo stato attuale dell’educazione fisica scolastica.

E vorrei iniziare chiedendo: perché proprio il volley? perché non il basket, o il calcio? Darebbero gli stessi risultati. ..

Ma davvero si pensa che possa bastare l’inserimento di una, due o anche tre o dieci di queste attività sportive per ovviare alle necessità dell’educazione fisica scolastica?

DI fronte a nostri bambini/ragazzi (già, perché il problema si pone anche nelle scuole di più alto grado) che stanno fermi dalla mattina alla sera, che hanno paura a saltare da una sedia, che non sanno sostenere il peso del proprio corpo in sospensione nemmeno per 5 secondi, che non si sono mai arrampicati su un albero, che si fanno male per un nonnulla, che hanno paura a fare una capriola (capriola sì, la capovolta indica il gesto tecnico precisato nella ginnastica sportiva) … davvero si pensa che basti muoversi in una o più attività sportive?

Ma poi: perché si deve giocare nelle ore di educazione fisica, e non in quelle di matematica o di italiano?

I bambini dovrebbero poter giocare, è vero, ma non bisogna dimenticare che il GIOCO davvero importante è quello spontaneo, libero, quello che un tempo potevamo fare anche da soli in casa (perché un po’ ci si annnoiava, e bisognava trovare rimedio) ma soprattutto fuori, nei campi, nei prati, insieme agli altri coetanei, liberi e soprattutto da soli, senza la presenza costante di un adulto che guidasse i nostri giochi, che poi cambiavano in continuazione a seconda degli umori e delle circostanze.
Questo è il vero gioco, quello che manca ai nostri bambini… non il gioco organizzato, sempre e comunque, da un adulto… e sempre lo stesso…

Detto questo, comunque sia, a questa grave mancanza non possono né devono supplire le ore di educazione fisica. Nelle ore di educazione fisica, che è materia scolastica come le altre, gli alunni devono avere la possibilità di IMPARARE qualcosa. Questo qualcosa deve essere IMPORTANTE, fondamentale, così come a scuola si imparano le fondamenta del sapere, l’abc: questo abc, nel caso del movimento, si chiama “Ginnastica”.

La GINNASTICA classica è nata per questo, per provvedere, con i suoi grandi e piccoli attrezzi, a far acquisire quella “normalità motoria” oggi non più raggiungibile spontaneamente. In questo apprendimento, che tra l’altro è anche goioso (l’esperienza del nostro Progetto “Ginnastica nella scuola” lo dimostra), c’è spazio anche per il gioco, ed è giusto così, ma sarà un tempo limitato, di complemento e chiusura, perché nella ginnastica sono da sempre previsti anche i giochi.

Concludo sottolineando il fatto che la ginnastica qui proposta, e propugnata dalla SIEF Società Italiana di Educazione Fisica, NON è la ginnastica sportiva (artistica, ritmica, attrezzistica, che è la ginnastica DIVENTATA sport) ma quella che è nata come strumento di “educazione fisica, intellettuale e morale” della popolazione, come tutta la storia della Ginnastica insegna.

Questa Ginnastica (che scriveremo con la G maiuscola), per essere praticata abbisogna di palestre, di attrezzi, abbisogna di INSEGNANTI che dimostrino per primi l’importanza e la validità della Ginnastica che insegnano (sennò che Maestri sarebbero?) e che poi siano in grado di insegnarla.

DI questo c’è bisogno nella scuola, e di impegno IN PRIMA PERSONA dello Stato in questo settore: impegno vero, politico, economico, senza deleghe di alcun tipo.

Tutto il resto, è solo un palliativo… o altro.

Cristina Baroni
Presidente SIEF
Laureata in Lettere Antiche e Diplomata ISEF
Docente di Storia della Ginnastica – Istituto Duchenne Scuola Italiana di Educazione Fisica”

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