Nella pandemia la scuola luogo privilegiato dell’amicizia sociale. Lettera

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Inviato da Fernando Mazzeo – In questo periodo di emergenza sanitaria, in questo scenario di sconfitte e di paure ,  la scuola  appare come la grande sfida,   il centro vivo, la  forza di rinnovamento e consolidamento dello sviluppo civile e sociale che sprigiona un nuovo dinamismo esistenziale per immergersi nei problemi,  nella vita e nella storia del nostro tempo.

Capiamo subito che è venuto il momento in cui la ricchezza ereditata dalla nostra pluridecennale tradizione educativa che è alle nostre spalle, i frutti dell’ impegno  di tanti docenti e le fresche energie di rinnovamento fiorite nella scuola, basti pensare al prezioso lavoro di tanti precari, possano convergere insieme per interpretare e rispondere adeguatamente e compiutamente  ai rapidi e convulsivi mutamenti sociali.

La scuola si pone, oggi,  al crocevia di numerosi  bisogni culturali,  sociali,  sanitari, economici e politici,   che invitano  a guardare all’educazione come fonte e sorgente della vita,  agli ambienti  educativi  come luoghi  in cui ognuno è chiamato a confrontarsi, a  vivere ed a crescere.

Per moltissimi docenti ciò che accade a scuola e nella scuola non è un fatto individuale e personale, ma un’ esperienza viva e palpitante in cui lo studio, la condivisione, la socialità e la fraternità diventano  la norma sulla quale tutti,  genitori, alunni e insegnanti, si sforzano di camminare.

Pertanto, famiglie e alunni devono  trovare nell’esperienza scolastica  la forma più efficace di promozione umana, gli elementi qualificanti del vivere per  accendere la speranza di poter  affrontare i sacrifici necessari con una  responsabilità tutta nuova.

Gli insegnanti  che, con notevole rischio personale, hanno spezzato l’incantesimo del rituale d’iniziazione  fondamentale chiamato  educazione, mostrano il cuore senza confini  di professionisti che sanno  andare al di là dei problemi, che con forte senso di  responsabilità non si sforzano di colmare  vuoti, ma di attivare processi.

In un contesto  pieno di torri di guardia e mura difensive, di liti e dispute, di conferme e di smentite,  la scuola  è il luogo privilegiato della certezza  dell’amicizia sociale, il centro, il motore  in cui ogni  ragazzo trova  un  impulso e un valido sostegno per  l’intera esistenza.

Per questo, i giovani  vivono  l’ emergenza sanitaria con la gioia, la serenità e  l’entusiasmo di chi sa che l’ambiente educativo, nonostante tutto,  è  il segno  del rinnovamento e della rinascita, la fonte da cui partono   gli imput  operativi, il pozzo misterioso al quale attingere i valori fondamentali della vita.

La pandemia sta, dunque,  mettendo in evidenza l’importanza e il ruolo di una   scuola che è chiamata a riprendersi in mano i suoi progetti e la sua identità, a farsi vincolo che unisce, grembo materno che nutre e irrobustisce.

Oggi ci troviamo in una situazione difficile che ci  tocca tutti e, purtroppo,  assistiamo  ad  una frammentazione di idee, di competenze e conoscenze che fanno   emergere   le difficoltà ad  agire insieme e che rendono  più difficile la soluzione dei problemi.

Da soli si rischia di avere dei miraggi e di vedere quello che non c’è. Per questo, la scuola, per non perdere le radici della memoria del suo essere motore della società e della cultura,  ha bisogno di una comunità, di una società, di una politica  che la sostenga e la aiuti.

Riprendere nella scuola  quelle esperienze di vita  sociale  di cui si stava  perdendo la memoria è  una grande sfida,  è il  segno tangibile  di una forza libera e liberante che cammina nella storia e  dà  un volto nuovo  e una forza inequivocabile ad un modello educativo fondato sull’amicizia sociale.

I ragazzi,  per troppo tempo ingozzati di connessioni,  prigionieri di una educazione virtuale, hanno perso lo splendore e la grandezza,  il gusto e il  sapore  della realtà. Per   questo,  con la loro gioia e   il loro entusiasmo vogliono rendersi  protagonisti della ricchezza e della bellezza dei semi di vita comune che vanno, ovviamente,   cercati,  coltivati e regolamentati insieme per la sicurezza e il bene di tutti.

Aiutata   dal suo grande patrimonio culturale e professionale, la scuola può e deve trovare il giusto equilibrio tra il duplice dovere di tutelare la salute di docenti e alunni e quello di garantire  il   diritto ad un’istruzione non anonima.

Nonostante il  duro colpo di una  pandemia ormai fuori controllo, bisogna continuare a scommettere sul  risveglio della scuola, sulla  forza di un’ azione educativa capace di ridurre il rischio di contagio (attraverso la predisposizione di efficaci sistemi di aerazione delle aule, riduzione del numero di alunni per classe,  alternanza della didattica a distanza e  in presenza, potenziamento dei trasporti pubblici ecc.),  di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà.

Oggi la  paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, fa crescere  atteggiamenti chiusi e intolleranti che sgretolano il rispetto verso l’altro, ma la scuola e  l’educazione costituiscono un ottimo strumento  di reciproco aiuto che, attraverso gesti fisici di espressione del volto, di linguaggi, di incontri diretti,  dà vita ad un “noi” che si trasforma e concretizza in  significative, salutari  e feconde relazioni di appartenenza.

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