Nella didattica a distanza “spendiamo” dieci – quindici minuti per dialogare con i nostri studenti. Lettera

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inviata da  Carlo Salvitti – Ogni mattina noi insegnanti entriamo nelle classi per fare il nostro dovere. Prima di tutto vengono i saluti: “Buongiorno ragazzi, come va oggi? Tutto ok?”. Questo è senza dubbio il primo passo da fare. Ma non il solo. Ogni mattina, in ogni lezione, bisogna aprire le due porte, quella della didattica e quella dell’umanità.

La porta della didattica si trova oltre quella dell’umanità, ci si arriva solo dopo essere passati attraverso l’umanità. Bastano pochi minuti, tre o quattro, per ricordarci tutti che prima di essere docenti e discenti siamo adulti e ragazzi. Ne giova il ben-essere a scuola e va a vantaggio dell’insegnamento-apprendimento.

E ciò è ancor più vero in un momento come quello che si sta vivendo, di didattica scorporeizzata.

Gli alunni appaiono disorientati, non hanno la persona che insegna vicino a loro. Allora si potrebbero “spendere” anche 10-15 minuti per dialogare. Sarebbe un ottimo investimento!

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