Nel 2023 i dipendenti pubblici saranno ancora più poveri, salta l’indennità di vacanza contrattuale automatica prevista per legge

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Malgrado il rinnovo del contratto del periodo 2019-21, per i lavoratori statali si prospetta un 2023 ancora più avaro dell’ultimo periodo: non risulta, infatti, che vi sia alcun aggiornamento sulla mancata copertura in Legge di Bilancio dell’indennità di vacanza contrattuale da assegnare per legge nei periodi, come l’attuale, di mancato rinnovo del Ccnl.

Un contratto che per il comparto Istruzione, Università e Ricerca, dove sono impegnati oltre un milione e mezzo di dipendenti, è fermo alla fine dello scorso anno, sempre che venga confermata l’ipotesi di rinnovo contrattuale frutto dell’accordo raggiunto il 10 novembre con il ministro Giuseppe Valditara. “Servono altri 6 miliardi in legge di bilancio e subito”, denuncia oggi l’ufficio legislativo del sindacato Anief, in attesa delle risorse per il rinnovo del CCNL 2022/2024.

 

“Gli indici stipendiali – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – rimangono invariati nonostante l’aggiornamento del tasso di inflazione programmata sia aumentato dell’11,4%. In questo modo, gli stipendi dei dipendenti pubblici si impoveriranno, come nel decennio del blocco del contratto, tra il 2008 e il 2018, quando si è registrato complessivamente lo stesso aumento di inflazione, pari ad un +11,1%. Nella manovra di fine 2022 già inviata alle Camere, per i lavoratori dello Stato è purtroppo previsto che da gennaio 2023 venga corrisposto ai lavoratori statali solo un assegno mensile una tantum di 30 euro, che corrisponde ad un +1,5%. È una somma irrisoria, perché va considerata a fronte di un adeguamento complessivo, ai sensi della norma vigente sull’indennità di vacanza contrattuale, di ben 120 euro: equivale – conclude Pacifico – al 50% del tasso di inflazione programmata aggiornato del 2022, pari al 7,1%, più quello del 2023, che + del 4,3%, che quindi corrisponde al 5,2% finale da assegnare”.

 

Anief ricorda che la norma attuale prevede l’erogazione della Indennità di vacanza contrattuale (IVC) al 50% del tasso di inflazione programmata (TIP), sei mesi dopo la scadenza degli ultimi contratti validi per il triennio scorso 2019/2021. Pacifico rammenta che “nel settore dalla scuola, tra l’altro, c’è ancora una ipotesi di rinnovo da sottoscrivere nella versione definitiva, comunque in base alla quale a fronte di aumenti del 4,2%, i Governi Conte 1, Conte 2 e Draghi hanno stanziato 6 miliardi di euro. Se per il ‘Sole 24 ore’ mancano 16 miliardi per il rinnovo dei Contratti per il triennio 2022/2024, dall’abolizione della scala mobile, e fermo restando il blocco dell’indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2009/2015, si tratterebbe di fatto di un nuovo blocco surrettizio di tale indennità per i dipendenti pubblici, dai dubbi di forte costituzionalità”.

 

“È dall’inizio della scorsa estate che – conclude il leader Anief – il nostro sindacato avverte la politica della necessità di trovare le risorse necessarie per adeguare l’indennità di vacanza contrattuale. A questo punto, per noi non c’è scelta: rispetto all’ultima bozza della legge di bilancio, le parti su Scuola, Università, Ricerca e Afam dovranno essere obbligatoriamente riscritte a Montecitorio. In queste ore l’ufficio legislativo Anief si impegnerà per redigere una corposa revisione delle poche norme inserite, al fine di presentare ai deputati gli importanti e necessari interventi sui finanziamenti, come pure su Pnrr, reclutamento, formazione, mobilità, organici, redditi, pensioni e indennità da conferire ai lavoratori”.

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