Nei prossimi 5 anni serviranno 600.000 esperti per la green economy

di redazione
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“I nuovi lavori hanno una dinamica maggiore rispetto al passato e le nostre scuole hanno difficoltà a formare giovani in quella direzione. In alcuni paesi si è avviato un modello di educazione per la vita, l’Italia deve adeguarsi al nuovo modello partendo”.

Così Francesco Profumo, Presidente dell’Acri, fotografa uno dei cambiamenti necessari in Italia in occasione del convegno “Sud, il lavoro c’è ma non si trova”, organizzato dal Mattino a Napoli.

“L’Italia – spiega Profumo – vive una strana situazione, con un tasso di disoccupazione oltre l’11% ma anche 250.000 posti che non trovano personale. C’è un mismatching tra domanda e offerta di lavoro causa dei cambiamenti dei modelli: le generazioni precedenti avevano un modello industriale della vita. Andavano a scuola, all’università, lavoravano per 40 anni e poi in quiescenza”.

Sul tema interviene anche Fabrizio Saccomanni, presidente di Unicredit, che sottolinea come il problema della fuga dei giovani dal Sud: “deve essere affrontato con politiche attive del lavoro, migliorando il match tra domanda e offerta. Dal punto di vista del governo serve un ambiente più favorevole all’impresa, snellendo le procedure burocratiche e facilitando l’accesso ai mercati e al credito, un lavoro che va fatto insieme da banche e Stato”.

Saccomanni parlando dello sviluppo del Sud annuncia anche che “il 27 giugno a Vienna presenteremo le opportunità offerte dalle Zes agli investitori austriaci interessati a investire nel Mezzogiorno beneficiando degli incentivi previsti”.

Secondo l’ultimo rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal nei prossimi 5 anni le imprese industriali cercheranno in Italia 270mila unità nel settore della digital transformation mentre nel comparto della eco sostenibilità occorreranno circa 600mila esperti nella gestione dell’energia, nel marketing ambientale, nella chimica verde.

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