Negare la mobilita’ per i neoassunti (DM 631) e’ vergognoso. Lettera

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Inviato da Luca Gallo- Credo che infierire in questo modo nei confronti  di chi ha dedicato una vita allo studio e alla scuola e’  assolutamente vergognoso, non ci sono altre parole per descrivere  l’ ingiustizia che colpisce i neoassunti (2019-20) tramite DM 631 del 25 settembre 2018, una data che restera’ scolpita nella memoria di chi sperava dopo 15- 20 di servizio in giro per l’ Italia di poter finalmente avvicinarsi a casa tramite’ la mobilita’ 2020-21.

Gli unici che quest’ anno non possono fare domanda di trasferimento sono proprio coloro assunti tramite il suddetto decreto, che gia’ penalizzava di molto i primi in graduatoria delle grame 2018, in quanto costretti a scegliere dei posti residui del contingente dell’ anno scolastico precedente, pochi posti in realta’ e spesso molto lontani dal proprio comune di residenza, essendo il concorso regionale.

Inoltre si era parlato l’ estate scorsa di riconvocare tutti da capo, per avere una scelta piu’ ampia, alla luce dei pensionamenti, ma nulla e’ stato fatto, una vera e propria roulette russa,  in certi casi si e’ dovuto accettare il ruolo anche a 200- 300 km di distanza, sacrificando ancora una volta la famiglia e la serenita’ personale;

il personale degli usp si prodigava in realta’ in rassicurazioni poco convincenti come il fatto di chiedere subito l’ assegnazione provvisoria, in realta’ nemmeno questa ipotesi e’ concessa, neanche dopo aver passato l’ anno di prova, il famigerato decreto  631 infatti vieta qualsiasi movimento per almeno 5 anni, ovvero una CONDANNA che  si abbatte su del personale non piu’ giovane, con una media vicino ai 50 anni, alcuni con patologie che non rientrano nelle deroghe previste dal decreto, infatti devi essere mezzo morto per avere il trasferimento, rischiando anche di essere chiamato in commissione per l’ accertamento dell’ idoneita’ all’ insegnamento.

Almeno l’ altro vincolo di tre anni, che scatta quest’ anno, riguarda del personale che comunque l’ anno scorso ha potuto fare domanda di trasferimento per avvicinarsi a casa, cosi’ come gia’ quest’ anno possono chiedere la mobilita’ i docenti terzo anno FIT che provengono dallo stesso concorso 2018, solo che hanno avuto la fortuna di entrare in ruolo un anno prima;

a tal proposito ricordo che  l’ iter del concorso 2018 per alcune classi di concorso, per via di accorpamenti territoriali assurdi,  ha avuto, per alcune classi di concorso, dei ritardi che hanno posticipato di un anno l’ entrata in ruolo, determinando delle disparita’ di trattamento che sono sotto gli occhi di tutti.

I sindacati si sono limitati a comunicare che l” amministrazione non ha voluto sentire ragioni a tal proposito,  in realta’ non si e’ protestato abbastanza per far notare l’ ingiustizia che attanaglia tali lavoratori, alcuni dei quali dovranno  lasciare il proprio lavoro perche’ non piu’ compatibile con  le esigenze familiari che non ammettono deroghe, per cui credo che molte tessere sindacali saranno stracciate, cosi’ come molte tessere elettorali, infatti in molti,  soprattutto al  Sud, avevano sperato nei 5S,  ma non per il reddito di cittadinanza, come alcuni maligni continuano a riferire, ma per la voglia di cambiamento, ma nessuno si aspettava questa batosta, che colpisce soprattutto gli insegnanti del Sud.

Al Sud  infatti i posti sono risicati, se si perde l’ occasione di trasferirsi in una scuola piu’ vicino alle proprie residenze, e’ molto probabile che quel posto tra 5 anni non ci sara’ piu’, sia perche’ occupato da nuovi concorsi e sia per il fatto che molte scuole, per via della diminuzione della natalita’, diminuiscono i propri iscritti, e di conseguenza i docenti in organico, fenomeno che colpisce soprattutto alcuni istituti tecnici e professionali.

Ripeto, qui la continuita’ didattica non c’ entra un fico secco,  qui si parla di un decreto assurdo, ingiusto e anticostituzionale, che colpisce solo alcuni docenti,  tutti abilitati, con un’ eta’ anagrafica vicina ai 50 anni, alcuni invalidi, ma non abbastanza da poter tornare a casa, e  con la prospettiva di restare a vita in luoghi lontano anche 200-300 km dalle proprie abitazioni.

Per cui spero che i sindacati si prodighino almeno la meta’ di quanto hanno fatto per i precari, perche’ quello che sta passando e’ un fatto gravissimo, senza nessun precedente, e che si sta purtroppo materializzando sulla pelle di alcuni che non sanno piu’ a che santo rivolgersi.

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