Neet, giovani che non lavorano e non studiano. Italia superata solo da Bulgaria e Grecia. 26% sono donne

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red – "Not in Education, Employment or Training", sono i giovani che non sono più inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in attività lavorativa. In Italia sono 2.250, il 24% della popolazione tra i 15 e i 29 anni.

red – "Not in Education, Employment or Training", sono i giovani che non sono più inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in attività lavorativa. In Italia sono 2.250, il 24% della popolazione tra i 15 e i 29 anni.

Fenomeno allarmante, soprattutto tra le donne (26,1%), per gli uomini la percentuale è del 21,8. Fenomeno che si concentra, soprattuto in questi ultimi anni, nel Mezzogirono d’Italia.

Fenomeno in aumento, secondo i dati Istat, in contemporanea con l’esplodere della crisi economica. Inatti, tra il 2005 e il 2007, si era passati dal 20,0 al 18,9 per cento, ma l’indicatore, che ha rilevato un incremento annuo molto sostenuto nel 2009 e nel 2010, registra un consistente aumento anche nel 2012.

A paragone con l’Europa

In Italia la quota dei Neet è di molto superiore a quella media dell’Ue27 (rispettivamente 23,9 e 15,9 per cento) e con valori significativamente più elevati rispetto a Germania (9,6 per cento), Francia (15,0 per cento) e Regno Unito (15,4 per cento). La Spagna presenta una quota di Neet (22,6 per cento) leggermente inferiore a quella italiana, mentre Grecia e Bulgaria presentano incidenze maggiori (27,1 e 24,7 per cento). Nella maggior parte dei paesi europei il fenomeno coinvolge in misura maggiore le donne (il 17,8 per cento in media contro il 14,0 degli uomini) con divari particolarmente ampi nella Repubblica Ceca e in Ungheria. Peraltro, nella media dei paesi Ue circa la metà dei Neet è alla ricerca di una occupazione, con picchi di oltre il 70 per cento in Grecia, Spagna e Portogallo. Nel nostro Paese negli anni più recenti l’aggregato si è caratterizzato per una minore incidenza dei disoccupati e una più diffusa presenza di inattivi; tuttavia, nel 2012 la quota di disoccupati tra i giovani Neet è aumentata in misura significativa, passando dal 33,9 per cento al 40,2 per cento e riducendo il divario con la media europea.

Le diverse situazioni regionali

Mentre nel biennio 2009-2010 la crescita dell’area dei Neet aveva coinvolto principalmente i giovani del Centro-Nord e nel 2011 l’incremento aveva interessato esclusivamente il Centro e il Mezzogiorno, nel 2012 il significativo incremento nell’incidenza dei giovani che non lavorano e non studiano ha riguardato diffusamente tutte le aree del Paese. In particolare nel Mezzogiorno, dove la condizione di Neet è di gran lunga prevalente, l’incidenza del fenomeno raggiunge il livello più alto e pari al 33,3 per cento (17,6 per cento nel Centro-Nord), ponendo in luce le criticità di accesso all’occupazione per un gran numero di giovani residenti nel meridione. Sicilia e Campania sono le regioni con le quote più elevate, con valori rispettivamente pari al 37,7 e 35,4 per cento, seguite da Calabria e Puglia, con livelli pari al 33,8 e al 31,2 per cento. Nel Mezzogiorno il fenomeno dei Neet è peraltro così pervasivo da non mostrare nette differenze di genere: il vantaggio per gli uomini (31,6 per cento) è minimo rispetto a quello delle donne (35,0 per cento).

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