Necessità di una didattica ad albero e non a cespuglio. Lettera

di redazione
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Inviato da Fernando Mazzeo – Fino a qualche decennio fa la scuola, attuando i principi di una pedagogia moderna e avanzata, seguiva, sotto il profilo squisitamente organizzativo e didattico, in maniera chiara, coerente e lineare, precipui criteri formativi sapientemente collegati, giorno per giorno, con tutto ciò che potesse servire per illuminare, orientare e costituire un docente nuovo, per un alunno nuovo, in
una scuola nuova.

Possiamo dire che le varie esperienze educative e didattiche e gli interventi all’interno delle singole discipline, rispettavano uno schema ad albero che cresceva gradualmente, al momento opportuno dava i suoi frutti e rappresentava la diretta e ordinata compenetrazione dei contenuti
disciplinari nella ricca e complessa personalità dell’alunno.
Attraverso la nobile arte dell’ educere, rispondente ad un adeguato discernimento e alla fattiva volontà di tradurre in pratica le teorie pedagogiche, la forza d’azione di ogni singolo docente, impegnato solo nell’acquisizione personale e libera del sapere e della conoscenza, risultava
efficace e ben visibile.
L’educatore, attento anche alla grande ricchezza dei valori morali, era il fondamentale e principale organizzatore del lavoro scolastico, la guida indispensabile nel difficile processo della formazione dell’educando, con il compito, non sempre agevole, di tagliare i rami invadenti e i polloni che potessero, lungo la strada che qualifica socialmente, culturalmente, eticamente la nostra vita e apre agli alunni orizzonti sconfinati, ostacolarne il cammino.
Oggi la scuola, a livello organizzativo e operativo, appare confusa, incerta e disordinata, non ha la capacità o la forza necessaria per resistere a ingerenze e forzature esterne che la privano della sua libertà, del suo essere comunità educante che rigenera, istruisce e forma sulla base di una
ben definita intenzionalità e progettualità educativa e didattica.
Circondando l’alunno di attività di vario genere che, spesso, come tanti cespugli che si espandono orizzontalmente, verso il basso, impediscono o rallentano la crescita verso l’alto e sottraggono linfa vitale all’ albero, non si fa altro che trascurare i compiti fondamentali di una scuola che deve essere, soprattutto, guida illuminante per gli alunni, la famiglia e la società.
L’opera della scuola deve essere una sola: opera di educazione, opera di preparazione dei giovani all’arte di crescere, di essere e di esistere.
Per progredire e accrescere la forza interiore della personalità e della libertà, per resistere ad ogni costrizione, da qualsiasi parte venga, e orientare i giovani verso i valori di una società aperta e democratica, occorre utilizzare i migliori procedimenti, formare uomini nuovi e prepararli alle responsabilità sociali.
Le difficoltà della scuola odierna si manifestano, soprattutto, nel dramma della perdita di senso dovuto anche alla complessa, disorganica e sempre più massiccia presenza di molteplici attività individuali e collettive che, tiepidamente, tendono a far prevalere la dimensione istituzionale
delle novità educative e ad offuscare la tradizionale dimensione carismatica.
La scuola per poter essere un magnifico pezzo d’orologeria in cui tutti gli elementi si muovono per un unico scopo e diventare un autentico contenitore culturale, deve regolarizzare il suo cammino, non deve essere colma di indefinite, aleatorie e sempre più complesse e articolate mode
progettuali o pseudo innovazioni metodologiche e didattiche, ma di carismi, di entusiasmo e di tutti quei doni che servono per la crescita e l’edificazione personale.
Le istituzioni scolastiche devono agire ed operare applicando “le buone pratiche”, spesso velate, che sono fonte di tenerezza e di amore verso un virgulto che necessita di salutari potature, cure e interventi per poter dare frutti buoni.
Pertanto, il terreno solido sul quale deve fondarsi l’insegnamento si trova in un contesto che dà impulso alla ricerca personale dove gli alunni, pieni di ardore e ben forniti di mezzi, esercitano le facoltà d’iniziativa, d’immaginazione e d’inventiva.

Poche sono oggi le lezioni vere e molte le attività che alimentano un falso concetto di libertà che allontana dal carisma e dall’autorità dei genitori e dei docenti.
Per rispondere pienamente alle esigenze vitali degli alunni, occorre afferrare l’importanza dell’ essere in armonia e in sintonia con lo sviluppo delle facoltà individuali.
L’insegnamento avrà un senso pedagogico-formativo solo quando abbandonerà le deformazioni legate all’abitudine, avrà il coraggio di superare gli interessi egocentrici, inizierà a dare ascolto alle attitudini dei ragazzi e si abituerà ad usare il termine “capolavoro” per indicare la perfezione di un’educazione che è base di cultura autentica e fonte di tenerezza e amore verso la vita dell’uomo.
È dovere della scuola sviluppare al massimo le facoltà della mente, coltivare e dare impulso all’intelligenza, senza la quale non è possibile sperare nell’elevazione culturale e morale della società.
Per conseguire risultati educativi positivi è necessario innanzitutto sapere quali sono i bisogni fondamentali dell’uomo e far ruotare l’attività scolastica intorno ad essi. L’educazione dei giovani può realizzarsi solo a contatto con lo studio costante che è il modo migliore per accrescere lo
spirito critico e allontanare le idee ambigue e gli aspetti negativi di una moderna concezione pedagogica incapace di far sorgere un vivo raggio di luce su una scuola curva e gravata dal suo fardello di amore, di dolore e di speranza.

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